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Trump, show di fede. "Io il campione. I Dem? Senza Dio"

Nel suo lungo intervento The Donald tocca molti temi, critica l'ex presidente Barack Obama per non essere riuscito ad aggiudicarsi le Olimpiadi del 2016 a Chicago

Trump, show di fede. "Io il campione. I Dem? Senza Dio"
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Donald Trump show all'annuale National Prayer Breakfast, un evento bipartisan a cui hanno partecipato tutti i presidenti a partire da Dwight D. Eisenhower, e durante il quale il tycoon si fa annunciare come "he goat", the greatest of all time, il più grande campione della fede di tutti i tempi. "Ho fatto più io per la religione che qualsiasi altro presidente, di sicuro nella storia moderna - dice l'inquilino della Casa Bianca - I democratici sono contro la religione, non so come una persona di fede possa votare per i liberal". "Se si vuole avere un grande paese, bisogna avere religione, bisogna avere fede, bisogna avere Dio", prosegue, annunciando che il 17 maggio tutti gli americani sono invitati al National Mall di Washington per "pregare, ringraziare", e ribadire che gli Stati Uniti sono "un unico paese sotto Dio", in riferimento al Pledge of Allegiance, il giuramento di fedeltà agli Usa.

Trump scherza dicendo che a volte non ha voglia di partecipare a questo appuntamento (è la sua sesta volta), ma ha paura di non farlo per timore dell'ira divina: "Penso di essere stato qui quasi ogni volta, è difficile rifiutare, non ho il coraggio", dice, sottolineando che "grazie al cielo ci sono molti segnali che la religione sta tornando, e sta tornando forte". Nel suo lungo intervento The Donald tocca molti temi, critica l'ex presidente Barack Obama per non essere riuscito ad aggiudicarsi le Olimpiadi del 2016 a Chicago, a differenza sua che invece ha ottenuto quelle a Los Angeles, e pure il predecessore Joe Biden. Poi si lamenta di aver dovuto dover lavorare con circa nove repubblicani ribelli alla Camera durante voti cruciali e definisce il deputato Thomas Massie del Kentucky un "idiota". "Non ci arriva, il suo è un no automatico, a prescindere. Anche se facessimo una riforma del welfare, o la cosa più grande della storia per la religione, qualunque cosa, voterebbe contro". A molti "piace sempre dire Trump è un dittatore. Lo adorano. Io non sono un dittatore", continua il comandante in capo parlando a ruota libera dal podio. "Nel 2024 abbiamo vinto tutti gli stati in bilico, e il voto popolare. La prima volta abbiamo vinto il voto popolare", afferma, anche se in realtà nel 2016 fu Hillary Clinton ad aggiudicarsi il maggior numero di preferenze. Nel discorso intervallato da applausi e risate per le sue battute, il presidente ribadisce il sostegno alla ministra della Sicurezza Nazionale Kristi Noem e a quella della Giustizia Pam Bondi: entrambe sono state ultimamente molto criticate, la prima per gli incidenti di Minneapolis, la seconda per la gestione della pubblicazione dei file di Jeffrey Epstein.

Sul fronte della politica estera, invece, Trump tocca il dossier iraniano, dicendo che "sta negoziando perché non vuole essere colpito, e abbiamo una grande flotta che sta andando lì". E poi assicura che "stiamo lavorando" per mettere fine alla guerra fra Russia e Ucraina, e pure al conflitto in Sudan.

"Ho messo fine alla guerra a Gaza. Abbiamo la pace in Medio Oriente. Ma si può avere pace solo attraverso la forza e noi abbiamo forza", prosegue. Non manca neppure una stoccata all'Europa, definita "irriconoscibile" su immigrazione ed energia.

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