L'amministrazione di Donald Trump fa quadrato e resta ferma nel definire "un atto di terrorismo interno" l'episodio che ha portato all'uccisione di Alex Pretti da parte di un agente federale anti-immigrazione a Minneapolis, mentre la famiglia dell'infermiere freddato a Minneapolis parla di "menzogne ripugnanti" da parte del governo. Il presidente americano ha portato avanti le teorie dei suoi funzionari che hanno da subito etichettato l'uomo - un cittadino americano incensurato - come aspirante assassino, ed è finito al centro della bufera perché nel pieno delle polemiche per la tragedia avvenuta in Minnesota ha ospitato alla Casa Bianca una proiezione privata di "Melania", il nuovo documentario sulla first lady. Una serata a cui sono stati invitati dirigenti di Apple, Amazon e altre importanti aziende tecnologiche, e che sebbene sia stata organizzata prima della sparatoria, ha scatenato numerose critiche vista la gravità della situazione.
La segretaria alla sicurezza interna Kristi Noem ha continuato a sostenere che Pretti "era lì per perpetrare violenza", mentre il vice capo di gabinetto della Casa Bianca Stephen Miller ha definito il 37enne un "assassino", in un post ripreso su X dal vice presidente JD Vance. E Gregory Bovino, il responsabile delle operazioni della polizia di frontiera del presidente Usa, ha sottolineato che "un individuo voleva causare il massimo danno e massacrare le forze dell'ordine". Se il governo di Washington sta mostrando un fronte unito, alcuni esponenti del partito repubblicano americano hanno espresso crescente preoccupazione per le tattiche dei funzionari federali dell'Ice. Il governatore dell'Oklahoma Kevin Stitt ha definito la morte di Pretti una "vera tragedia", sostenendo che "agli americani non piace quello che stanno vedendo in questo momento", e che Trump starebbe ricevendo "consigli sbagliati". Inoltre la sparatoria ha incrinato il fronte del Secondo Emendamento: Pretti aveva con se' una pistola, ma in Minnesota chi ha ottenuto il porto d'armi può farlo senza timori di essere aggredito o addirittura ucciso. "I procuratori non dovrebbero demonizzare i cittadini rispettosi della legge. Occorre attendere gli esiti di un'indagine completa prima di trarre conclusioni", ha commentato la National Rifle Association, potentissima lobby delle armi solitamente allineata con le posizioni del tycoon. Intanto, la famiglia del 37enne si è scagliata contro il comandante in capo e ha lanciato un appello tramite il Washington Post per "far conoscere la verità su nostro figlio, che era un brav'uomo". "Siamo affranti - hanno fatto sapere - ma anche molto arrabbiati. Alex era una persona dal cuore gentile che teneva profondamente alla sua famiglia e ai suoi amici, così come ai veterani americani di cui si prendeva cura come infermiere nel reparto di terapia intensiva dell'ospedale di Minneapolis. Lui voleva fare la differenza in questo mondo. Purtroppo non sarà più con noi per vedere l'impatto che avrebbe potuto avere". "Non usiamo il termine eroe con leggerezza.
Tuttavia, il suo ultimo pensiero e la sua ultima azione sono stati quelli di proteggere una donna", hanno continuato, ribadendo che "le menzogne ripugnanti e disgustose diffuse dall'amministrazione su nostro figlio sono riprovevoli. Alex non stava chiaramente impugnando una pistola quando è stato aggredito dai teppisti assassini e codardi dell'Ice di Trump. Aveva il telefono nella mano destra e la mano sinistra vuota alzata sopra la testa".