Donald Trump (nella foto) ribalta la narrazione dominante sulla guerra in Ucraina e lo fa senza sfumature: per il presidente Usa, Vladimir Putin sarebbe pronto a un accordo di pace, mentre a frenare i negoziati è Volodymyr Zelensky. "Penso che Putin sia pronto, l'Ucraina lo è meno", dice alla Reuters. E quando gli chiedono chi stia bloccando il tavolo, la risposta è lapidaria: "Zelensky". Non un attacco frontale, ma quanto basta per riaprire il gioco delle responsabilità, al quale partecipa Peskov, dando ragione al tycoon, "i margini negoziali si riducono".
Ricevendo gli ambasciatori europei, Putin ha parlato di relazioni storiche oggi "ridotte al minimo", accusando l'Occidente di aver congelato il dialogo. Mosca, assicura, resta pronta a ripristinare rapporti "necessari". Ma subito dopo alza il tiro: la diplomazia sarebbe stata sostituita da "azioni unilaterali molto pericolose, e da un monologo fondato sul diritto della forza". Ancora più netta la posizione di Maria Zakharova. La portavoce del ministero degli Esteri attacca Londra per il piano sui missili "Nightfall", accusandola di sabotare i negoziati, e avverte che qualsiasi truppa occidentale in Ucraina, britannici compresi, sarà considerata un obiettivo legittimo. Dietro la retorica della pace, però, riaffiora il nodo vero: gli obiettivi territoriali. Secondo l'Institute for the Study of War, le recenti dichiarazioni del ministro degli Esteri Lavrov confermano che Mosca guarda ben oltre le linee discusse nei piani di pace. Il riferimento alla "Novorossiya", entità storica reinventata dal Cremlino, implica rivendicazioni che includono non solo Crimea e Donbasss, ma anche Kharkiv, Dnipropetrovsk, Mykolaiv e Odessa. Molto più di quanto previsto dal piano americano in 28 punti. In questo contesto Ankara punta sul pragmatismo: per il ministro degli Esteri Fidan il 2026 deve essere l'anno della fine della guerra, rivendicando il ruolo di interlocutore ancora in dialogo con tutte le parti. La Spagna, pronta a inviare truppe, invece si dice scettica, e Macron avverte: "Siamo alla portata dei missili russi". Zelensky, che sente Rutte e vede Kristalina Georgieva, direttrice del Fondo monetario internazionale, ha incontrato il generale Zaluzhny, ambasciatore ucraino a Londra desideroso di rientrare in patria. E tra gli analisti c'è chi non escludere un possibile cambio della guardia ai vertici, con o senza il passaggio dalle urne.
Sul terreno Mosca rivendica nuovi avanzamenti, mentre Kiev accusa la Russia di usare la centrale di Zaporizhzhia a fini bellici e denuncia gravi danni alle infrastrutture energetiche.
Le intelligence segnalano pesanti perdite russe, mentre il Cremlino lancia l'allarme sulle attività Nato nell'Artico. Intanto la Corte suprema federale tedesca ha stabilito che le esplosioni dei gasdotti Nord Stream furono ordinate da uno Stato straniero, con l'Ucraina indicata come principale sospettata, secondo Der Spiegel.