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Tutti impauriti. Ogni firma diventa un reato

Per anni i giornali hanno inzuppato il pane sulla narrazione del grattacielo tirato su con una banale Scia, l'autocertificazione, lo scempio del cemento facile

Tutti impauriti. Ogni firma diventa un reato
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C'è un metodo, in Italia, e funziona sempre uguale. Prima l'inchiesta, poi i titoloni, poi il fango. Prendete due casi delle ultime settimane, che sembrano lontani ma narrano la stessa storia. Il primo. Tommaso Miele, ex presidente aggiunto della Corte dei Conti, indagato per corruzione sul Ponte sullo Stretto. Accusa pesantissima, da prima pagina. Peccato per un dettaglio che nessuno spiega: Miele non sedeva nella Sezione di controllo che ha bocciato la delibera. Non partecipava a quelle adunanze, non aveva accesso formale a quegli atti. Si può corrompere qualcuno per consegnare ciò che non ha nella propria disponibilità? E per di più quella sentenza non era appellabile. Ma intanto il titolo è uscito, la reputazione è bruciata, e la "trama sul Ponte" è servita. Il secondo, di due giorni fa. Milano, urbanistica. Il Tribunale ha assolto tutti e otto gli imputati del caso Torre Milano costruttori, architetti, dirigenti e funzionari del Comune perché "il fatto non costituisce reato".

Per anni i giornali hanno inzuppato il pane sulla narrazione del grattacielo tirato su con una banale Scia, l'autocertificazione, lo scempio del cemento facile. E i giudici? Hanno spiegato che "la prassi consolidata del Comune consentiva proprio quegli interventi con quel titolo edilizio" e che "mancava perfino l'elemento soggettivo del reato". Tradotto: non c'era il fatto, e non c'era nemmeno l'intenzione. Nel frattempo, però, due assessori dimissionari, i cantieri fermi, la città bloccata. Il garantismo applaude in aula a sentenza letta; il danno è già stato incassato mesi prima. Ecco il punto. In un Paese serio, l'accusa che non regge si paga. Qui no. Qui l'inchiesta è già condanna, il sospetto è già verdetto, e l'assoluzione è solo la nota a piè di pagina di un teatrino. Resta lo sputtanamento. Resta un'Italia che non costruisce più nulla perché ogni firma è un potenziale capo d'imputazione. Friedman lo aveva capito: quando lo Stato può tutto, nessuno è davvero libero.

E quando si pensa ad un paese che non cresce, si deve ragionare anche su questo. Il Pil e la produttività sono fatti anche di opere pubbliche. Alcune bloccate dalle inchieste; molte da quei funzionari impauriti di firmare qualsiasi carta.

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