"Uccisa una bimba di 12 anni". Gli ayatollah bloccano Ali Daei

L'aereo dell'ex star del calcio fermato sull'isola di Kish. Saha era in macchina con la famiglia: crivellata di colpi

"Uccisa una bimba di 12 anni". Gli ayatollah bloccano Ali Daei

Sono le più vaste proteste antigovernative in Iran dalla rivoluzione islamica del 1979. Siamo al centesimo giorno, ma non sembrano per nulla placarsi, il popolo rifiuta di tirarsi indietro, vuole continuare a lottare per la libertà. Nonostante dall'inizio della rivolta più di 500 manifestanti, compresi 69 bambini, sono stati uccisi. Due manifestanti sono stati giustiziati e almeno altri 26 potrebbero affrontare la stessa sorte, dopo aver subito processi farsa. Le proteste attuali sono uniche, poiché coinvolgono persone di tutta la società e le donne hanno un ruolo di primo piano. Le iraniane rimangono sulle strade e nelle piazze, non si stancano di urlare lo slogan: «Donna, vita, libertà».

Migliaia di iraniani sono scesi in piazza anche ieri sera per celebrare il centesimo giorno di ribellione. I manifestanti hanno chiesto ancora una volta la caduta della teocrazia al potere. «Stupro in prigione: è menzionato nel Corano?», era uno degli slogan gridati in strada a Teheran, Karaj, Bandar Abbas, Isfahan e Mashhad. Molte altre persone urlavano dalle finestre dei loro appartamenti: «Khamenei si definisce il leader dei musulmani del mondo; ma è servitore della Russia e della Cina». In diverse università anche gli studenti hanno organizzato raduni e protestato.

Ma continua anche la risposta violenta del potere. È stata di nuovo arrestata Vida Movahed. Attivista contro l'hijab obbligatorio, nota come la «ragazza di Enghelab Street» conosciuta in tutto il mondo per una foto del 2017, diventata virale sui social, che la ritraeva mentre sventolava il suo velo bianco appeso a un bastone. Si trova ora nella prigione di Evin. Le autorità iraniane sono arrivate al punto pure di dirottare un aereo della Mahan Air, il W563 da Teheran a Dubai, per costringerlo ad atterrare sull'isola di Kish. A bordo c'erano la moglie e il figlio dell'ex calciatore e allenatore Ali Daei, oggetto di minacce dopo aver espresso il suo appoggio alle proteste. Daei ha raccontato che le autorità iraniane «hanno costretto la mia famiglia a scendere dall'aereo, ma non li hanno arrestati». La moglie di Ali Daei non poteva lasciare l'Iran «perché ha invitato la gente a partecipare allo sciopero nazionale» hanno scritto le agenzie iraniane Tasnim e Isna, citando una fonte informata.

Ieri cadeva pure un altro anniversario importante. Era il 40esimo giorno dalla morte del piccolo Kian Pirfalak, tra le vittime più giovani della repressione. Una grande folla si è riunita nei pressi della sua tomba vicino a Izeh, nel Sud-Ovest del Paese. Triste anche la storia di Saha Etebari, una bambina di 12 anni. Si trovava in macchina con la sua famiglia, a Bastak, quando le forze di sicurezza iraniane hanno sparato contro di loro. I proiettili hanno colpito l'auto e poi il corpo della piccola Saha. La corsa in ospedale è stata inutile. Saha è morta il 25 dicembre. Il padre è stato costretto a dire in un video che l'uccisione di sua figlia non è in nessun modo correlata alle proteste.

Ora si inaspriscono anche le minacce da parte della teocrazia. Un influente gruppo clericale intransigente oltre alle esecuzioni ha chiesto di punire i manifestanti tagliando loro le dita delle mani e dei piedi. L'Associazione degli insegnanti di Qom ha suggerito che chiunque «istighi alla paura nella società» - partecipando a proteste antigovernative - è un belligerante (mohareb) che nelle leggi iraniane basate sulla Sharia è punibile con la morte, la crocifissione, la recisione degli arti e l'esilio.

Mentre il portavoce del ministero degli Esteri Nasser Kanani è tornato ad accusare le potenze straniere. «Il recente arresto di cittadini con doppia nazionalità, legati al Regno Unito, indica il ruolo distruttivo di Londra nelle attuali proteste in Iran», ha spiegato. Intanto la scia di sangue va avanti. Elias Raisi e Ayoub Rigi, due uomini condannati per omicidio, sono stati impiccati sabato a Zahedan.

L'Iran ha giustiziato cinque persone condannate nell'ultimo mese, tra cui due uomini di 23 anni, Mohsen Shekari e Majidreza Rahnavard, che avevano partecipato alle proteste. Gli altri tre sono stati giustiziati a Shiraz con accuse di stupro e rapina a mano armata.

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