Uccisi, finalmente

Fermata la mattanza dei tre terroristi islamici ma sul campo restano altri quattro civili. L'Occidente ostaggio di Maometto

Uccisi, finalmente

I terroristi islamici autori della carneficina dei colleghi di Charlie Hebdo e di una poliziotta sono stati uccisi dagli uomini dei reparti speciali francesi. È una bella notizia, bestie simili non meritavano neppure di marcire in galera, ma è purtroppo l'unica di un'altra giornata nera per la Francia e l'Occidente tutto. Prima di crepare, uno di loro ha seccato (o provocato indirettamente l'uccisione nel blitz, poca differenza fa) altri quattro cittadini inermi, la cui vita è stata sacrificata per la gloria di Allah. A Parigi è stata una giornata di guerra vera: sparatorie, bombe, inseguimenti. Il bilancio di vite umane di questo attacco islamico al cuore dell'Europa è pesantissimo. Ma è ancora più drammatico vedere l'Occidente in affanno, giocare in difesa, a tratti incerto e smarrito, di fronte alla violenza di chi vuole imporre a casa nostra i bestiali versetti coranici di Maometto. È stato umiliante vedere un presidente francese, pallido in faccia, uscire per la prima volta a piedi dall'Eliseo e attraversare la strada super scortato solo per dimostrare al mondo di essere vivo e al comando.

Questo basterebbe per dire che la battaglia di Parigi l'hanno vinta gli islamici, che in ogni parte del mondo - moderati e no - stanno più o meno segretamente brindando e piangendo i loro eroi. E già - è sicuro - in qualche moschea o quartiere delle nostre città stanno preparando il prossimo colpo. Non fidiamoci delle prese di distanza formali. Il giorno che le Br gambizzarono Montanelli - come ha raccontato Indro, citando fonti certe - la sera si stappò champagne nel salotto più chic della sinistra milanese (allora li avremmo chiamati i «rivoluzionari moderati»).

Che credibilità può avere l'islam moderato che solidarizza con Charlie Hebdo ma che nelle stesse ore - succede in Arabia Saudita - condanna a mille frustrate un giornalista per avere aperto un blog su internet? L'unica cosa che questi signori fuori dal tempo hanno di «moderato» è il trattamento che riservano loro i politici, gli intellettuali e i giornali occidentali, sempre pronti a capire, giustificare, minimizzare le più atroci violazioni ai diritti e alle libertà di uomini e donne. In Italia soprattutto. Dire «io sono Charlie Hebdo » e non affrontare con leggi severe il problema dell'islam e della sua silenziosa invasione è una contraddizione, oltre che un pericolo. È da furbi. O da vigliacchi, fate voi.

 

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