"Papà, dai, alzati!" urla e urla ancora il figlio di Giacomo Bongiorni. Suo padre è steso a terra, immobile, in mezzo alla piazza di Massa Carrara. Lui, 11 anni, gli tiene la mano. Ma le sue grida nulla possono contro una follia tanto vuota e violenta. Dice addio al suo papà senza che, probabilmente per tutta la vita, possa capirne il perché. "Dolo d'impeto" dà una spiegazione il procuratore di Massa Piero Capizzoto che indaga per omicidio volontario aggravato da futili motivi. Cioè: il gruppo di ragazzi che ha ammazzato Giacomo, 47 anni, non lo conosceva prima, non aveva premeditato niente e non aveva motivi pregressi per ucciderlo.
Non che questo dia un senso all'orrore più scriteriato ma tant'è: Giacomo, che ha rimproverato un gruppo di giovani perché stavano lanciando e spaccando bottiglie, è stato picchiato e preso a calci anche quando era già caduto a terra e aveva battuto la testa.
Ci sono 5 indagati per quanto successo, tre sono minorenni. I due maggiorenni del gruppo sono stati arrestati: il 19enne Eduard Alin Carutasu e il 23enne Alexandru Ionut Miron, entrambi romeni. Uno dei minori invece è finito in una comunità protetta. Ora bisognerà capire, sentendo anche gli altri ragazzi del gruppo, chi ha colpito per primo, chi ha infierito. E, sfida persa in partenza, perché. Perché nessuno ha fermato nessuno, come se nel branco tutto fosse lecito.
"Da quello che sappiamo noi, anche i ragazzi sono stati aggrediti e si sono difesi - racconta la madre di Alin Carutasu -. Non doveva finire così. È una tragedia ma mio figlio è un bravo ragazzo". Bravo ragazzo, ma con piccoli precedenti di polizia. "Dovevamo sposarci" è a pezzi Sara, la compagna di Giacomo. "La dinamica del fatto - ha detto il procuratore di Massa - non si esaurisce in un colpo solo inferto, che certamente è quello che ha provocato il decesso, ed è il motivo per il quale aspettiamo l'esito dell'autopsia. Non siamo in grado di dire quale è certamente il colpo che ha provocato la morte - ha sottolineato ancora Capizzoto - Bisognerà mettere insieme quanto risulta dalle immagini e quanto dall'autopsia". Le indagini si concentrano sui frame del video. "L'azione è stata molto rapida per dire quale colpo sia stato inferto prima e dove. Serve analizzare le immagini - specificato il comandante provnciale dei Carabinieri Alessandro Dominici - Riuscire a identificare ogni singola gestualità come frame è un lavoro sulle immagini che diventa dettagliato e serve tempo".
A Massa Carrara c'era stato un episodio di violenza in piazza una decina di giorni prima: rissa tra due gruppi di ragazzi "rivali", bottiglie spaccate in faccia, botte e il rischio, anche in quell'occasione, che tutto degenerasse. Per questo il prefetto ha istituito le "zone a vigilanza rafforzata" per sei mesi. In queste aree "sarà disposto l'allontanamento dei soggetti denunciati negli ultimi cinque anni per delitti non colposi contro la persona o il patrimonio, oppure per reati in materia di stupefacenti".
Si cerca, insomma, di dare un argine alla violenza, soprattutto quella "di gruppo". Perché ormai non serve essere classificati come baby gang per essere aggressivi: uno carica l'altro, uno esibisce la violenza e l'altro la applaude, uno esagera e l'altro non lo ferma. Il tutto come reazione a una sgridata. Perché guai a essere criticati, a ricevere un appunto da un adulto.
La reazione diventa immediatamente una missione punitiva stile Arancia Meccanica.Senza senso del limite. Nemmeno davanti a un bambino. Nemmeno quando, il giorno dopo, ci si trova in un interrogatorio con l'avvocato di fianco e un'accusa di omicidio sulla testa.