La linea italiana sull'immigrazione si impone al Parlamento europeo dove passa la nuova direttiva rimpatri con il voto di una maggioranza composta da Ppe-Ecr-Patrioti. Una vittoria su tutta la linea per il governo che riesce a far approvare la stretta sull'immigrazione mandando la sinistra in minoranza al Parlamento europeo. Non a caso Giorgia Meloni esprime soddisfazione per il voto: "l'Europa va finalmente nella direzione giusta, su una linea che l'Italia ha sostenuto con forza".
Nel merito la premier spiega che "con i return hubs si amplia la possibilità di individuare una Nazione di rimpatrio per gli immigrati irregolari, includendo non solo i Paesi di origine ma anche i Paesi terzi". Giorgia Meloni poi aggiunge: "è un passaggio importante per rendere i rimpatri più efficaci, rafforzare il controllo dei confini e dare all'Europa una politica migratoria finalmente più credibile".
Il testo approvato dal Parlamento europeo amplia le possibilità di individuare un "paese di ritorno" includendo non solo il paese di origine ma anche paesi terzi. L'altra grande novità introdotta è la possibilità di creare centri di rimpatrio ("return hubs") in paesi terzi insieme alla priorità del rimpatrio coercitivo rispetto alla partenza volontaria.
Il voto di ieri va considerato all'interno di un percorso più ampio di riforma della politica migratoria europea. Dopo aver chiarito il concetto di paese terzo sicuro e aver introdotto una lista europea di Paesi di origine sicuri, si è completato il percorso con il regolamento sui rimpatri. Si è così intervenuti sul punto debole del sistema europeo sull'immigrazione introducendo un meccanismo per rimpatriare chi non ha diritto a rimanere nel territorio europeo. Con questo voto si introducono procedure più chiare rafforzando il coordinamento tra Stati membri e ampliando la possibilità di individuare Paesi di ritorno tra cui Paesi terzi con cui esistono accordi anche creando le strutture dedicate ai rimpatri fuori dall'Unione.
La novità politica rilevante è il cambio di approccio a livello europeo superando la visione basata solo sulla redistribuzione dei migranti ma concentrandosi sul tema dei rimpatri. Nel testo è inoltre sottolineato che i cittadini per cui è previsto il rimpatrio "sono tenuti a cooperare" e che, in mancanza di cooperazione, "possono essere detenuti fino a 24 mesi" per poi essere comunque rimpatriati.
Come spiega il capo delegazione di Fdi al Parlamento europeo Carlo Fidanza c'è anche un dato politico per cui "Fratelli d'Italia è protagonista nel costruire una nuova maggioranza all'Eurocamera e la Direttiva rimpatri è frutto dell'ispirazione del governo Meloni". Per il copresidente di Ecr Nicola Procaccini "la creazione di hub per i rimpatri negli Stati terzi significa rafforzare anche la nota questione dei centri in Albania, ma soprattutto che la linea del governo Meloni è diventata linea europea". Per il ministro degli Esteri Antonio Tajani "si tratta di un passo in avanti per rafforzare la legalità e rendere le procedure più rapide".
Tutto il centrodestra italiano e la destra europea esprimono soddisfazione per il voto e il gruppo dei Patrioti di cui fa parte la Lega afferma che "l'era delle politiche migratorie non vincolanti è finita. Il Parlamento europeo ha approvato un approccio significativamente più rigoroso per far rispettare il rimpatrio dei migranti irregolari".
Come spiegano in una nota gli europarlamentari della Lega ora la palla passa al consiglio per l'entrata in vigore delle misure: "il Consiglio oggi riceve un mandato preciso e chiaro, da parte di una maggioranza politica di centrodestra al Parlamento europeo. La Lega chiede che queste misure siano ora approvate e confermate pienamente, nei successivi passaggi interistituzionali, per riconsegnare alle autorità nazionali e locali un ulteriore strumento nella gestione dei flussi, con maggiore sicurezza e legalità nelle nostre città".
La squadra negoziale del Parlamento europeo sarà guidata dal deputato olandese Malik Aznmani di Renew
che seguirà un primo ciclo di negoziati con la presidenza di Cipro per arrivare a un accordo sulla forma finale della legislazione "a breve". "Decisione grave e disumana", schiuma di rabbia il Pd con Pierfrancesco Majorino.