Di questi tempi, buona parte dell'informazione è dedicata a smentire le fake news che dominano l'attenzione del pubblico dei social. E questo articolo si iscrive in quella "parte". E lo fa parlando di una bufala riguardante le ministre Roccella e Calderone e che da qualche giorno gira sui social.
Il post che gira e che cita direttamente la Roccella è il seguente: "Attenzione: Roccella ha presentato una proposta di Decreto legislativo per cancellare Unar e Consigliera di Parità". In diciassette parole una lunga sequela di falsità. Iniziamo dalla prima: la Roccella non ha presentato nessuno proposta per cancellare alcunché. Inoltre Unar (cioè Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) è sì, almeno per il momento, formalmente nella struttura della dipartimento della Presidenza del consiglio dedicato alle pari opportunità, ma non altrettanto si può dire per l'ufficio Consigliera di Parità che invece è al momento inserito nella struttura del ministero de Lavoro. Ragione per cui la Roccella sicuramente non può cancellarlo.
La verità è molto lontana dalle preoccupazioni che l'autore del post rende pubblici. Dietro il futuro "collocamento" dei due uffici ci sono due direttive dell'Unione europea che impongono agli Stati membri di rendere autonomi anche formalmente gli istituti che si occupano appunto di discriminazione razziale e di pari opportunità sul posto di lavoro.
E le ministre Eugenia Roccella e Marina Calderone hanno infatti preparato un decreto legislativo che si limita a dare attuazione alla normativa europea. Il decreto, già presentato al Consiglio dei ministri e ora in attesa soltanto del parere favorevole delle due Camere, si limita dunque a stabilire l'autonomia anche formale dei due istituti dalle strutture dei rispettivi ministeri. Senza oltretutto diminuire di un solo euro il loro bilancio.
Nella trappola delle fake news è caduta anche la senatrice di Italia viva Daniela Sbrollini che sempre sui social annunciava, alla viglia dell'8 marzo, un'interrogazione parlamentare contro la chiusura dei due uffici. Interrogazione poi non più presentata (forse perché accortasi dello stato reale delle cose).
Nelle stesse ore la Consigliera nazionale di parità, Filomena D'Antini, è intervenuta per smentire la chiusura degli uffici territoriali in cui si articola appunto l'ufficio da lei presieduto. "Il decreto attualmente all'esame del Parlamento - spiegava in un comunicato dello scorso 7 marzo - non elimina alcuna tutela per le donne vittime di discriminazione nel lavoro.
Il provvedimento nasce dall'esigenza di recepire due direttive europee vincolanti e prevede l'istituzione di un nuovo organismo di Parità dotato di piena autonomia, con l'obiettivo di rafforzare il sistema di contrasto alle discriminazioni di genere".