Un'affluenza mai vista che non sana le ferite e non dà un esito certo

Pesano gli scontri dei mesi scorsi Il ruolo dei leader in cella e in esilio

L a Catalogna si è tinta del colore arancio di Ciutadans (C's), il primo partito più votato alle elezioni regionali di ieri, mentre le tre forze indipendentiste, Erc, JxC e Cup, presentatesi alle urne da sole, rispetto alla lista unica del 2015, assieme avrebbero la maggioranza assoluta dei seggi (68) nel nuovo Parlamento che, entro il prossimo 6 febbraio, dovrà riunirsi per eleggere il prossimo governatore catalano e tutte le cariche minori, come il presidente dell'assemblea e della Mesa (un organo di esperti parlamentari che supervisiona l'attività di legiferazione).

Secondo gli exit poll de La Vanguardia e GAD3, il quotidiano più letto in Catalogna e l'Istat spagnolo, su un totale di 3mila telefonate post-voto agli elettori, Ciutadans (o Ciudadanos) con la 36enne candidata Inés Arrimadas conquisterebbe tra i 34 e i 37 seggi, contro i 25 delle elezioni del 2015, mentre la Sinistra repubblicana catalana dell'ex vice presidente Oriol Junqueras, in carcere a Soto del Real (Madrid) da 51 giorni per disobbedienza, sedizione e malversazione di denaro pubblico, sarebbe la forza separatista più votata, con 34-36 seggi. Il secondo partito indipendentista, la lista unica Junts per Catalunya (JxC) guidata dall'ex President, fuggito a Bruxelles per evitare le manette, Carles Puigdemont otterrebbe 28-29 seggi. Diversi i numeri per le rimanenti forze unioniste: a parte l'exploit di Ciutadans, ai Socialisti catalani (PSC) andrebbero 18-20 scranni, mentre ai Popolari, da sempre in territorio molto ostile in Catalogna, 3-5. Infine, la lista civica Catalunya en comù (CatComù) sponsorizzata dalla sindaca di Barcelona Ada Colau otterrebbe 7-8 seggi.

Queste sono le proiezioni alla chiusura delle urne, alle 20 di ieri, dati già anticipati, nelle previsioni, ma resi ancora più sorprendenti dalla prepotente avanzata del giovane partito di centro-destra, (C's), nato nel 2006 in Catalogna come forma di protesta allo strapotere del bipartitismo dei Popolari di destra (Pp) e dei Socialisti (Pse). E, ancora più sorprendente, è stata la partecipazione, in una consultazione cruciale per il futuro della regione più ricca di Spagna: l'84 per cento, un dato altissimo e mai registrato.

Fin dalle prime ore del mattino si vedevano lunghissime file all'ingresso dei seggi, molti dei quali scuole pubbliche medie, già utilizzate lo scorso 1° ottobre, durante il referendum per l'indipendenza autorizzato dalla Generalitat di Puigdemont, ma ritenuto illegale dall'esecutivo di Madrid e dalla Carta costituzionale che, chiaramente, sancisce la Spagna come una nazione unica e indissolubile. Ma alle 13 di ieri l'affluenza degli elettori segnava un 34,7 per cento, mezzo punto più basso rispetto al 2015, segno che molti catalani avevano preferito recarsi in ufficio, per poi votare all'uscita. E, infatti, tra le 19 e 20 di ieri si sono riformate le code ai seggi degli ultimi ritardatari e forse di molti indecisi, dopo una campagna elettorale anomala per la presenza di molti candidati secessionisti in prigione, indagati e ricercati con mandato d'arresto.

Dopo un caldissimo autunno di ribellione, guidato dallo scontro suicida del tripartito separatista (PDeCat, Erc e Cup) con il governo centrale di Madrid, costretto, poi, a commissariare la Catalogna e a sciogliere Parlamento ed esecutivo per disobbedienza.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica