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Uranio in Cina, 12 miliardi per Hormuz

Gli ultimi dettagli della trattativa. Trump insiste: "Un grande accordo oppure guerra"

Uranio in Cina, 12 miliardi per Hormuz
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L'accordo tra Usa e Iran è vicino, ma la firma non è imminente. Dopo che il segretario di stato americano Marco Rubio ha parlato della possibilità di chiudere l'intesa già nella giornata di ieri, Teheran dice che sono stati fatti progressi, ma rimane da discutere la questione cruciale del nucleare. Anche Donald Trump frena, spiegando che "i negoziati stanno procedendo bene. Sarà un grande accordo per tutti, oppure nessun accordo affatto. Si tornerà sul fronte di battaglia, a sparare, ma in modo più massiccio e intenso che mai. E nessuno lo vuole". "Abbiamo sul tavolo quella che credo sia una proposta piuttosto solida in termini di capacità di aprire gli stretti. Ha molto sostegno nel Golfo, ogni Paese con cui ne abbiamo parlato capisce che non è solo molto ragionevole, ma è la cosa giusta da fare per il mondo", sottolinea Rubio, esprimendo fiducia nel fatto che l'Iran "avvierà un negoziato molto reale, significativo e a tempo limitato sul nucleare".

La Repubblica islamica, da parte sua, dichiara che con gli Usa hanno raggiunto intese su "gran parte delle questioni" nel corso dei colloqui, ma "un accordo non è imminente", come fa sapere il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baghei. Secondo fonti di alto livello citate dalla tv saudita Al Arabiya, "l'Iran è pronto a rimuovere l'uranio altamente arricchito dal suo territorio e pone come condizione che venga trasferito in Cina, ma sta cercando garanzie da Pechino prima di procedere alla firma con gli Stati Uniti". Il capo dell'esercito pakistano, generale Asim Munir, ritiene che "l'accordo sia giunto alle fasi finali ed è ormai prossimo alla conclusione", tanto da aver informato in merito il presidente cinese Xi Jinping, che ha visto a Pechino subito dopo il suo viaggio a Teheran.

Alcuni mediatori citati dal Wall Street Journal, invece, manifestano meno ottimismo sostenendo che i progressi hanno subito un rallentamento, con le due parti che hanno irrigidito le loro posizioni sul programma atomico e gli aiuti finanziari a Teheran (12 miliardi da sbloccare per una prima apertura di Hormuz). Gli Usa - spiegano - temono che l'Iran trascini le trattative sul nucleare dopo aver ottenuto un allentamento della morsa americana in seguito all'intesa per porre fine alla guerra. Trump, intanto, vuole che le nazioni a maggioranza musulmana, in primis Arabia Saudita e Qatar, normalizzino le proprie relazioni con Israele come parte di un potenziale accordo di pace con l'Iran siglando gli Accordi di Abramo, una condizione che rischia di complicare i negoziati. Diversi paesi, in particolare Riad, si sono finora rifiutati di aderire a questo processo: nel contesto della guerra a Gaza, i sauditi hanno escluso qualsiasi normalizzazione con Israele in assenza della creazione di uno Stato palestinese. Mentre il Qatar ha svolto un ruolo di mediazione tra Israele e Hamas per quanto riguarda Gaza, e Doha ospita la leadership politica del movimento islamista palestinese dal 2012. Tuttavia, gli attacchi israeliani avvenuti all'inizio di settembre 2025, che hanno preso di mira funzionari di Hamas a Doha, hanno suscitato profonda indignazione. E il comandante in capo su Truth attacca ancora i suoi predecessori Joe Biden e Barack Obama, "i due peggiori presidenti della storia americana".

In un post pubblica anche una foto creata con l'intelligenza artificiale in cui Obama appare trasportare una grande quantità di soldi: "Non dimenticate - si legge sull'immagine - chi è che ha finanziato l'Iran e causato questa guerra. Obama".

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