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Valter, re dell'intrigo e dei segreti tra mazzette, estorsioni e galera. Quel sogno: "Mr Report" leader

L'ex direttore dell'Avanti implicato anche nei casi Montecarlo, De Gregorio e Tarantini

Valter, re dell'intrigo e dei segreti tra mazzette, estorsioni e galera. Quel sogno: "Mr Report" leader
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Ci fosse una biografia segreta della Seconda Repubblica, sarebbe spalmato su tanti capitoli. Valter Lavitola ha sempre avuto una passione incontenibile per gli intrighi, le spy story, i maneggi dietro il palco. Per anni si era accreditato dietro le quinte del berlusconismo, ora ricompare in questa stranissima vicenda dell'attentato ad un giornalista che è un'icona a sinistra, Sigfrido Ranucci, di cui però era amico, molto amico, tanto che il volto di Rai3 lo difende e mostra incredulità.

Dicono che qualche tempo fa Lavitola si fosse fatto l'idea che Ranucci potesse addirittura ambire alla leadership del centrosinistra e forse questa percezione lo ha spinto dove non avrebbe dovuto.

Certo, l'uomo non è un millantatore ma nel tempo ha coltivato solide e importanti relazioni internazionali. Ha stabilito ottimi rapporti con il presidente brasiliano Lula e contemporaneamente con l' ex numero uno di Panama, Ricardo Martinelli. Proprio sfruttando l'amicizia con Martinelli era riuscito ad arrivare nella stanza dei bottoni di Santa Lucia, la piccola isola delle Antille che custodiva i segreti della società o-shore al centro dello scandalo della casa di Montecarlo: Lavitola era partito da una mail e aveva compreso che dietro quello schermo c'era la mano di Sergio Tulliani, suocero di Gianfranco Fini.

Poi, il ministro dello staterello dei Caraibi aveva confermato la storia che portava a Fini, come sostenuto per settimane dal Giornale.

Questa vicenda è forse la più clamorosa nella carriera, fra servizi e servigi, dell'ex direttore dell'Avanti, testata che aveva provato a risollevare dall'oblio, finendo poi nei guai per l'appropriazione indebita di oltre 20 milioni di fondi pubblici. Un caso finito con il patteggiamento a 3 anni e 8 mesi.

Tangenti in Centro America e mazzette in Italia. Un tenore di vita elevato, un'abilità manovriera non comune oltre i confini del centrodestra, e per la magistratura, anche oltre quelli della legge; poi una passione smodata per la caccia e i safari in Africa, connessioni con segmenti in tutto il mondo dell'intelligence, frequentazioni con la massoneria, formazione nel Partito socialista pugliese. E poi la liason più luccicante, quella con Silvio Berlusconi, raffreddatosi negli ultimi anni. Nel 2008 Lavitola in asse con Sergio De Gregorio, dipietrista risucchiato a destra attraverso la presidenza della commissione difesa del Senato, organizza per i pm la compravendita di alcuni parlamentari del centrosinistra, giusto per dare il colpo di grazia al moribondo governo Prodi. Risultato: condanna per Berlusconi e per Lavitola, poi prescrizione in Cassazione.

Trame e miserie, voltafaccia e dietrofront. Ecco le immagini di Gianpaolo Tarantini, cene ed escort, sempre intorno al Cavaliere. Lavitola ha fra le mani una valigetta da 500 mila euro, destinata all'imprenditore pugliese. Lo condannano a 2 anni e 8 mesi per estorsione ai danni di Silvio Berlusconi. E la Corte dei Conti gli contesta 23 milioni di euro.

Insomma, una vita sulle montagne russe, compresa la latitanza e poi il carcere. Negli ultimi tempi era ripartito, sostengono con successo, grazie all'ottimo ristorante di pesce nella capitale, a Monteverde. L'avvocato Sergio Cola, vecchia e anomala gloria del garantismo missino, si riserva la tattica in vista dell'interrogatorio previsto oggi pomeriggio: "Deciderà all'ultimo minuto se rispondere o no alle domande dei magistrati. Ritengono di avere le prove della sua presenza nei pressi di casa Ranucci ma i due erano amici.

Quindi non era un sopralluogo".

D'altra parte sarebbe stato proprio il dipendente del ristorante, Clesio Tavares Gomes, a tenere i rapporti con gli esecutori dell'attentato. Una matassa tutta da dipanare. E davvero stupefacente.

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