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"Valterino è un amico", sinistra e Travaglio sotto choc

Dipinto come "male assoluto", il faccendiere è legato all'eroe del "campo largo"

"Valterino è un amico", sinistra e Travaglio sotto choc

L' "affaire Lavitola-Ranucci" stordisce la sinistra. Chi è il mandante della bomba contro la casa del giornalista di Report? "Un Faccendiere, "Valterino 5 milioni", "l'uomo nero": per anni stampa e politici di sinistra hanno dipinto Valter Lavitola come il "male assoluto". L'appestato. L'amico di Berlusconi e del centrodestra. L'uomo al servizio degli affari sporchi. Poi di colpo si scopre che Sigfrido Ranucci, l'eroe della sinistra e della stampa libera, a cominciare dal Fatto Quotidiano di Marco Travaglio (nella foto a sinistra), è amico di cene, sodale, proprio dell'uomo nero. E che succede ora? Sbandamenti. Di colpo cala il silenzio. E imbarazzo. Giusto per dovere di cronaca citiamo i titoli dei giornali andati in stampa 15 anni fa. Quando Lavitola veniva usato per colpire Berlusconi e il centrodestra. È il 13 aprile 2012 Marco Lillo, firma di punta del Fatto, titola il suo pezzo: "Valterino 5 milioni". Riferendosi all'importo della mazzetta richiesta. E poi nel sottotitolo: "Faccendiere". Per il Corriere della Sera Lavitola era "un uomo di Stato che operava tra fondi neri e tangenti". Il titolo risale sempre al 2012. Erano i mesi in cui la campagna stampa contro Silvio Berlusconi arrivava all'apice. Oggi si scopre che Lavitola e Ranucci vanno a cena insieme ogni settimana. E da sinistra nessuno parla. Storditi. Elly Schlein? (nella foto a destra) Non pervenuta. Pensa a Trump e alla Nato. Giuseppe Conte? Ha altro (il Covid) cui badare. È un colpo al cuore e ai sogni della sinistra che si batte contro il "fascismo moderno". Qualcuno aveva ipotizzato addirittura di candidare Sigfrido Ranucci al Parlamento. Il conduttore è la testa d'Ariete della sinistra nella Rai "cosiddetta meloniana".

Un simbolo. Il Pd in vigilanza Rai lo difende. Si immola in sua difesa. Le anticipazioni delle sue inchieste finiscono direttamente sul Fatto Quotidiano. Compresa la bufala del ministro Carlo Nordio nel ranch di Cipriani. Addirittura il Parlamento italiano si è inchinato all'eroe della sinistra. Tutti sanno che a Montecitorio si entra solo con la giacca. Regola che vale per tutti. Tranne uno: Sigfrido Ranucci. Un anno fa il conduttore di Report era atteso alla Camera per un evento. Ovviamente lui non mette la giacca. Come si fa? Si chiude un occhio. E nessuno batte ciglio. Ora però nessuno parla. La Procura di Roma accusa Lavitola di essere il mandante dell'attentato contro Ranucci. Si indaga per strage. Il giornalista lo difende, non rinnega l'amicizia: "Ci sono stato a cena due settimane fa, non credo al suo coinvolgimento". Ma questa è un altro capitolo, che potrebbe riservare risvolti clamorosi. Non a caso Fdi attacca: "Vicenda inquietante, vogliamo la verità". I giovani di Atreju scherzano: "Anche a voi un amico ha messo una bomba sotto casa?". Ritornando alla coppia Ranucci-Lavitola la sinistra è spiazzata. Ieri non si sono lette dichiarazioni e commenti in sostegno di Ranucci. Strano, questo silenzio proprio ora che l'indagine smonta la narrazione di una regia di destra o dei clan e punta sull'amico del cuore di Ranucci. Non arrivano i complimenti ai magistrati. Lo shock è forte. Proprio il nemico numero uno della sinistra è amico del suo eroe. Delle cene tra Ranucci e Lavitola ne ha dato notizia per primo, tre anni fa, il Riformista. Matteo Renzi era arrivato alla guida del quotidiano da appena 20 giorni.

Lo scoop con tanto di foto al ristorante Cefalù tra Ranucci e Lavitola. La reazione del conduttore fu scomposta. Insulti e accuse. Tant'è che Matteo Renzi ama ripetere con i suoi una battuta celebre: "Al cavaliere nero non devi rompere er cazzo". Copyright Gigi Proietti.

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