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Vance a Budapest, ira Ue. Spunta l'intesa con Putin

L'appoggio a Orbán: "Ingerenza". La replica: "Siete voi a farla". I media: accordi con Mosca

Vance a Budapest, ira Ue. Spunta l'intesa con Putin
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La visita del vicepresidente americano JD Vance a Budapest per sostenere la campagna elettorale di Viktor Orbán e i legami di quest'ultimo con Mosca hanno sollevato un polverone da entrambi i lati dell'oceano. Bruxelles accusa Washington di ingerenze mentre Vance respinge le accuse e attacca proprio l'Ue (e Kiev). E intanto emergono nuovi legami tra Budapest e Mosca che di ingerenze se ne intende eccome. Tutto questo, in vista delle elezioni politiche ungheresi di domenica, è garanzia del caos più assoluto.

"Abbiamo un vicepresidente degli Stati Uniti in visita in uno Stato membro cinque giorni prima delle elezioni. Non commenteremo nello specifico le sue dichiarazioni. Ciò che faremo è confermare che stiamo agendo in modo da garantire che le elezioni siano sempre e solo una scelta dei nostri cittadini e di nessun altro", ha detto un portavoce dell'Unione europea.

"Mi è stato detto che il fatto che il vicepresidente degli Stati Uniti venga qui a dire che Viktor Orbán sta facendo un buon lavoro sarebbe un'ingerenza straniera. Ma non è altrettanto quando l'Unione europea minaccia di trattenere miliardi di euro all'Ungheria perché protegge i propri confini? O quando gli ucraini chiudono i gasdotti, causando difficoltà al popolo ungherese?", replica duro Vance. Ma intanto le ingerenze rischiano essere del (solito) terzo incomodo: la Russia. Dopo che sono emerse conversazioni tra Orbán e Putin in cui il premier ungherese si dice "a disposizione" del leader russo, è emerso che Ungheria e Russia hanno siglato un accordo di cooperazione in 12 punti per rafforzare i legami economici, energetici e culturali tra i due Paesi. I documenti ottenuti da Politico evidenziano un'intesa che riguarda energia, industria, agricoltura, sanità e costruzioni e in particolare progetti energetici in Ungheria con il coinvolgimento di aziende russe, inclusa la produzione di elettricità e idrogeno, e una cooperazione più stretta su petrolio, gas e combustibile nucleare. Un documento in totale controtendenza rispetto alle nuove normative di Bruxelles che mettono il veto all'import di petrolio russo come ultima durissima sanzione a seguito della guerra in Ucraina. "Le presunte conversazioni tra il presidente russo Vladimir Putin e il primo ministro ungherese Viktor Orbán si possano interpretare come prova della del valore politico di quest'ultimo nel difendere gli interessi nazionali", ha commentato il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov, confermando il legame profondo tra i due Paesi. Con il rischio, paventato da più parti, di un intervento diretto di Mosca per cercare di influenzare l'esito del voto.

Ma una nuova polemica investe il premier ungherese. Secondo il Washington Post, subito dopo l'attacco israeliano che fece esplodere migliaia di cercapersone di Hezbollah nel settembre del 2024, il governo di Orbán avrebbe offerto un aiuto diretto all'Iran, principale sponsor della milizia libanese. La rivelazione getta un'ulteriore ombra sulla politica estera ungherese. "I nostri servizi segreti hanno già contattato i vostri servizi e condivideranno con voi tutte le informazioni raccolte durante la nostra indagine", avrebbe detto il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto, al suo omologo iraniano Abbas Araghchi, in una telefonata del 30 settembre.

Al termine di una campagna elettorale molto dura, in cui l'Ucraina è stato il vero e principale nemico del governo molto più che l'opposizione, Orbán ha lanciato l'ennesimo appello agli elettori dicendo che ogni voto conta e che "il destino della nostra nazione è nelle vostre mani". Ma i sondaggi danno Orbán per sconfitto.

Secondo le ultime stime, l'opposizione di Magyar si attesta tra i 138 e i 142 seggi su 199, superando la soglia della maggioranza qualificata fissata a 133 seggi, con Fidesz di Orbán fermo tra i 49 e i 55. Al netto di possibili ingerenze, in ogni caso, il caos è garantito.

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