La credibilità non è nemmeno poi così male. Matteo Salvini è al 22%, lui è subito dietro al 19% del campione, composto da mille italiani. E anche sul fronte del carisma perde la sfida ma non in modo disastroso: 29% per il segretario della Lega, 26% per il leader di Futuro nazionale.
Si potrebbe pensare che questo sia solo l'incipit di un'avventura destinata a durare nel tempo. Ma le intenzioni di voto, fotografate da Osservatorio Emg, ridimensionano un tantino le aspettative: la creatura di Roberto Vannacci è data in questi giorni di grande visibilità al 2,9%. Non molto, per traghettarla oltre le contingenze. Ancora di più perché la Lega tiene al 7,8%.
Lo strappo compiuto dal generale non ha provocato reazioni a catena, non c'è stato un esodo dalla Lega, i deputati che hanno seguito Vannacci si contano sulle dita di una sola mano.
La memoria corre all'avventura di Italexit: anche il vascello corsaro guidato da Gianluigi Paragone arrivò nei rilevamenti al 3 o addirittura al 4%, per poi raggranellare alle politiche del 2022, dove si era presentato da solo, senza coalizzarsi con nessuno, un dignitoso 1,9%, non spendibile però e destinato fatalmente a disperdersi in mille rivoli.
"Anche Italexit - osserva Claudio Durigon, sottosegretario al lavoro e uno dei massimi dirigenti della Lega - raccolse un paio di parlamentari in libera uscita dal nostro partito e dai 5 Stelle. Ma poi non andò lontano".
Difficile azzardare parallelismi, certo si aspetta di capire dove si collocherà il generale: romperà con la maggioranza, o si terrà sul limite, dentro il perimetro della coalizione?
Stare fuori potrebbe voler dire raccogliere i consensi degli antisistema, ma con limitate possibilità di manovra. Stare dentro invece renderebbe, almeno in linea teorica, il movimento di Vannacci un doppione di quella Lega da lui accusata di aver tradito. "Così - sintetizza Durigon - Vannacci non è né carne né pesce". Sta sul confine e attende di capire come si evolverà la situazione.
Il sondaggio Osservatorio Emg mette a fuoco le due personalità del Capitano e del Generale che hanno proceduto in coppia per un tratto di camino, prima di dividersi rovinosamente.
Salvini è conosciuto dal 96 per cento degli italiani, Vannacci si ferma dieci punti sotto, all'86 per cento. Meno, ma il gap non è irrecuperabile. Il problema è capire la tendenza: se rivediamo la corsa di Italexit si ha in tempo reale l'idea di un'operazione di successo: a maggio 2022, insomma ormai in vista delle elezioni politiche, Italexit viene quotata dal Fatto Quotidiano al 2,8 per cento e Ipsos la colloca addirittura al 4,5 per cento.
Fra una suggestione e l'altra, Paragone sembra riuscire nella difficile impresa di ritagliarsi uno spazio. Ma è una illusione che va a sbattere contro il dato delle politiche e gli sbarramenti della legge elettorale.
Si ripeterà lo stesso
ritornello? O Vannacci cercherà di rientrare nella coalizione? In via Bellerio, sede della Lega, osservano. A sinistra invece sperano nella spaccatura della maggioranza e nell'exploit del generale. Vincere grazie a Vannacci.