Vertice Pd-M5S-Leu sul voto a Draghi: "Non disperdere il patrimonio comune"

C'è fermento nella maggioranza: il vertice non ha smosso le posizioni e il MoVimento è ancora indeciso. Troppa la distanza tra base e vertici sul voto a Draghi

Vertice Pd-M5S-Leu sul voto a Draghi: "Non disperdere il patrimonio comune"

Dopo la nomina di Mario Draghi da parte di Sergio Mattarella c'è stato un terremoto nei partiti, che si stanno dividendo sulla possibilità di dare o non dare il voto di fiducia all'ex governatore della Bce. La maggioranza si sta spaccando e oggi Pd, M5S e Leu si sono incontrati in videoconferenza per trovare una linea comune durante le consultazioni con Mario Draghi nei prossimi giorni. Il Partito democratico ha già dato il suo pieno appoggio al presidente del Consiglio incaricato da Sergio Mattarella ma il Movimento 5 Stelle, fin da ieri, ha comunicato che non darà la sua fiducia ma c'è una fronda del M5S che, invece, vorrebbe appoggiare Draghi.

L'incontro è durato oltre un'ora. Al termine, Vito Crimi ha rilasciato una nota per fare il punto sulla situazione: "Dalla riunione di questa sera tra MoVimento, PD e Leu emerge la volontà di non disperdere il patrimonio comune costruito con grande impegno, nell'ultimo anno e mezzo. Un patrimonio fatto di temi e interventi già realizzati, di misure sulle quali abbiamo condiviso impostazioni e obiettivi. Nel reciproco rispetto per le rispettive posizioni riguardo alla scelta di appoggiare un eventuale governo tecnico a guida Mario Draghi, abbiamo confermato la volontà di mantenere saldo quel leale rapporto che nel tempo è cresciuto e migliorato".

Anche Nicola Zingaretti, dopo il capo politico del Movimento 5 Stelle, ha rilasciato una nota al termine del vertice in videoconferenza: "Nel quadro del lavoro che si è avviato dopo il conferimento dell'incarico al professor Draghi, pur nel rispetto del confronto che si è aperto tra le forze politiche, è positiva la disponibilità di Pd, M5S e Leu di voler continuare a tenere aperta una prospettiva politica unitaria".

Arturo Scotto di Articolo1 (Leu) ha ribadito i concetti del MoVimento: "Il nostro obiettivo è rilanciare l'asse che ha governato il paese con disciplina e onore. Pd-M5S-Leu: vogliamo mantenere con ostinazione una prospettiva unitaria e riformatrice. Ci confronteremo nelle prossime ore su tutto. Chi ha puntato a separarci rimarrà deluso". Base riformista riassume l'attuale situazione: "Il tema non è dire sì o no a Draghi senza i 5stelle ma convincere i 5stelle a dire sì. All'appello del presidente della Repubblica il Pd non può che dare propria disponibilità con responsabilità"

I partiti, quindi, sono rimasti sulle loro rispettive posizioni ma sembra ci siano margini per tenere compatta la coalizione di centrosinistra. Il MoVimento è spaccato e al Parlamento potrebbe tornare nuovamente utile il pallottoliere per capire quanti voti avrà a disposizione Mario Draghi. Per trovare un compromesso, Vito Crimi nelle scorse ore ha ipotizzato il ricorso alla piattaforma Rousseau, per chidere alla base come dovrà votare il MoVimento. Tra i grillini, però, c'è un 30% di parlamentari che è orientato a dare fiducia a Mario Draghi, almeno per iniziare un dialogo. Nicola Zingaretti ora cerca di trovare la mediazione insieme agli altri esponenti del Pd, soprattutto a Dario Franceschini, che si è esposto in prima persona: "Dico agli amici dei Cinque stelle: attenti, di fronte a problemi ancora più gravi, a non rovesciare le parti; attenti, di fronte a un richiamo come quello di Mattarella e alla disponibilità di una personalità come Draghi a non produrre un esito paradossale: la maggioranza che si spacca e la destra disponibile per senso di responsabilità".

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