Viaggio nel campo rom del malaffare. "I tuoi rifiuti? Nel Tevere per 200 euro"

Nella discarica smaltiscono illegalmente le scorie. Gli abitanti: "Un inferno"

C'è un campo nomadi insediato nel cuore di Roma. Una discarica a cielo aperto dove viene bruciato ogni tipo di rifiuto. E dove, se paghi, puoi smaltire illegalmente i calcinacci di una ristrutturazione. Che poi vanno a finire dritti nel Tevere. Sembra di stare in un quartiere degradato a Città del Messico o in Venezuela e invece siamo a un passo dai Parioli, Roma bene. Distese di calcinacci, mobili smembrati, materiale elettrico e resti di roghi tossici appiccati nel cuore della notte e che lasciano tracce nel ponte della ferrovia che passa sopra il Tevere e che segna il confine della riserva naturale, tutto completamente annerito, come mostrano le immagini realizzate dall'alto grazie a un drone e trasmesse ieri sera dalle Iene, in onda su Italia 1.

«Il paradosso è che siamo in una zona che dovrebbe addirittura essere protetta», spiega la Iena Filippo Roma prima di venire allontanato fuori a sassate e badilate, mostrando i cartelli nelle vicinanze che recitano «Aniene, riserva naturale». Poco lontano c'è uno dei club più esclusivi della città, il Circolo Canottieri Aniene e soprattutto a due passi da un centro di raccolta Ama, l'azienda municipalizzata del Comune che dovrebbe tenere pulita la città.

«Questa cosa è risaputa da anni e nessuno interviene», dice un romano alle Iene. Eccola, la città grillina che M5s continua a portare come esempio di buon governo, tanto che il sindaco Virginia Raggi (che a Roma dice «grazie per la segnalazione...») da settimane è in pressing sul viceministro degli Esteri Luigi Di Maio perché il Movimento ripensi la deroga sui due mandati. Ma la realtà che rimanda l'inchiesta delle Iene è devastante: «Ci sono gli estremi per parlare di disastro ambientale e di attentato alla salute pubblica. Da anni sopporto un inferno fatto di odori insostenibili che prendono proprio allo stomaco, di inquinamento dell'aria e delle acque», è il lamento di uno dei cittadini della zona, che denuncia: «Sono stata lì, ho visto bambini, donne e uomini vivere in condizioni disumane». Tutti sanno, nessuno apparentemente fa nulla. Né i vigili urbani né i carabinieri del Comando generale in via Castellini, a cui diverse persone si sarebbero rivolte per denunciare lo scempio nel cuore della Capitale, né tantomeno l'ente regionale RomaNatura, che dovrebbe controllare le aree naturali protette. Il direttore Emiliano Manari fa spallucce, «questa mail che denunciava il campo rom ci è sfuggita...».

Ma dietro ai traffici di rifiuti c'è un vero e proprio business, come rivela una delle abitanti del campo in un italiano stentato a Roma: «Ci sono persone che controllano il campo, che prendono 100 euro al mese per le baracche, che minacciano la gente se non pagano la luce o l'affitto». Fare soldi con i rifiuti è un gioco da ragazzi, soprattutto se hai tre sim dedicate che a Roma evidentemente in molti conoscono. «Qui girano anche mille euro al giorno, 200 solo per una macchina piena di calcinacci», con gli affitti, i prestiti a strozzo e le estorsioni agli abitanti del campo si arriva a migliaia di euro al mese in nero.

«Ma lei non ha paura?», chiede la Iena. « Ci hanno paura tutti da parla' , io ci ho paura solo di Dio, noi siamo in Italia, italiani deve comandare qua, non noi, noi siano rumeni...». Ma non ditelo alla Raggi.

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