Visco: "Pil anche oltre il 4%. Ma necessarie le riforme"

Il governatore di Bankitalia: "Non si deve tornare allo Stato imprenditore, l'Ue valuti debito comune"

Visco: "Pil anche oltre il 4%. Ma necessarie le riforme"

L'Italia sta uscendo dalla crisi. «Nel corso dei prossimi mesi, con il prosieguo della campagna vaccinale, vi potrà essere un'accelerazione della ripresa» e «nella media dell'anno l'espansione del Pil potrebbe superare il 4%». Il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, nelle Considerazioni finali, apre le porte alla speranza di un'uscita dalla situazione emergenziale. La conferma di questa maggiore fiducia arriva anche dall'Ocse, secondo cui il Pil dell'Italia crescerà del 4,5% quest'anno e rimarrà sostenuto al +4,4% anche nel 2022.

Il superamento della fase critica, tuttavia, porrà nuove sfide perché «cesseranno il blocco dei licenziamenti, le garanzie dello Stato sui prestiti, le moratorie sui debiti e andrà, gradualmente ma con continuità, ridotto il fardello del debito pubblico sull'economia». Insomma, bisogna essere preparati ai cambiamenti, cioè alle riforme. Per questo occorre modificare le politiche attive del lavoro, la burocrazia e soprattutto sarà necessario impiegare al meglio i trasferimenti di Next Generation Eu. «È essenziale spendere bene le risorse straordinarie che il programma ci offre», ha sottolineato Visco evidenziando che «non devono andare deluse» le aspettative di un debito comune Ue.

Non si tratta di notazioni teoriche. Ma di un monito a non cadere nelle tentazioni dello statalismo. Al sistema economico, infatti, non serve una maggiore presenza dello Stato, ma uno Stato «più efficace nello svolgere le funzioni che già ora gli sono affidate». L'esperienza storica, ricorda il numero uno di palazzo Koch, «suggerisce che la produzione pubblica di beni e di servizi di mercato porta con sé rischi non trascurabili di fallimento dello Stato, soprattutto se l'impresa pubblica viene sottratta alla disciplina dei meccanismi concorrenziali». La contrapposizione tra Stato e mercato «è fuorviante» perché entrambi sono complementari e un'economia «sana» ha bisogno di entrambi. Il governatore ha infatti ricordato che prima della pandemia la spesa pubblica al netto degli interessi ammontava in Italia al 45% del Pil. Oggi tale valore è aumentato e così il peso del debito pubblico sul Pil che si avvicina quest'anno al 160 per cento. Sono parole che pesano nel giorno in cui lo Stato, attraverso Cdp, è ritornato nelle autostrade dopo aver già fatto rientro snella siderurgia (ex Ilva) e nel trasporto aereo (Ita). Secondo Visco, «sono ampi i margini di miglioramento: nella qualità delle infrastrutture e dei servizi pubblici» così come «è impensabile un futuro di incentivi e sostegni». Alcune misure, tra cui il blocco dei licenziamenti, stanno per terminare. Per uno Stato più efficiente è necessario realizzare le riforme collegate al Pnrr che «deve essere parte di uno sforzo collettivo, volto a superare la specificità di una anemia della crescita economica». «Serve un cambio di passo», ha sottolineato ricevendo il plauso del ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta. «Abbiamo già tracciato il percorso auspicato da Visco», ha commentato.

In tema bancario il numero uno di Via Nazionale ha esaminato alcune problematiche: l'aumento dei crediti deteriorati tamponato dalle moratorie, la debolezza strutturale delle banche più piccole e gli scarsi investimenti nelle tecnologie. Visco ha invitato gli intermediari alla prudenza utilizzando «il patrimonio in eccesso per adeguare classificazioni e rettifiche» anziché distribuire dividendi. Ai piccoli istituti si suggeriscono accordi commerciali e aggregazioni per sostenere la redditività. «Le banche devono essere protagoniste e pronte a sostenere territori, imprese e famiglie», ha chiosato Fulvio Furlan, segretario generale Uilca.

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