"Vogliono affossarlo". M5s e LeU lasciano il tavolo: terremoto sul ddl Zan

M5S e Leu disertano il tavolo politico. Dalla mossa del centrodestra al voto segreto, si rischia un Vietnam: ecco cosa può succedere al Senato

"Vogliono affossarlo con la tagliola". Arriva la pietra tombale sul ddl Zan?

Sul dibattito politico italiano piomba nuovamente protagonista il ddl Zan, il disegno di legge contro l'omotransfobia che si appresta ad affrontare il primo ostacolo dopo l'estate con animi che si fanno sempre più accesi. A essere fortemente scettico è il centrodestra, che chiede di rivedere le norme relative all'educazione scolastica e all'identità di genere. Di recente Enrico Letta ha aperto a possibili modifiche, provocando però la reazione contraria del mondo Lgbt. Il suo tentativo di ricerca di un compromesso potrebbe rivelarsi vano: mettere tutti i partiti d'accordo sembra una mission impossible.

Il "no" di M5S e Leu

L'intenzione del segretario del Partito democratico era quella di conferire ad Alessandro Zan, il padre del ddl, una sorta di mandato esplorativo con le altre forze politiche "per cercare di capire le condizioni che possano portare a un'approvazione rapida del testo". Oggi Zan avrebbe dovuto ascoltare i capigruppo dei vari partiti, ma da parte di Movimento 5 Stelle e Liberi e uguali è arrivata una presa di posizione netta.

M5S e Leu hanno fatto sapere che non parteciperanno al tavolo indetto per le ore 17 dal presidente Andrea Ostellari. Entrambi i partiti si dicono "assolutamente favorevoli e disponibili al confronto", ma viene chiesto di eliminare dal campo tutti quegli ostacoli che rischierebbero di far slittare ulteriormente i tempi (e che dunque porterebbero all'affossamento del provvedimento). Anche una sola modifica potrebbe far tornare il testo alla Camera.

La mossa di Lega e FdI

Il muro di Movimento 5 Stelle e Liberi e uguali è dovuto alla mossa targata Lega e Fratelli d'Italia. Domani il ddl Zan dovrà affrontare il primo vero scoglio al Senato: l'Aula dovrà esprimersi sulle due richieste di non affrontare l'esame degli articoli. In base all'appello di domani si deciderà la sorte del disegno di legge contro l'omotransfobia, anche perché un eventuale voto segreto avrebbe degli esiti imprevedibili: portare il ddl Zan su un binario morto oppure metterlo sul treno che porta all'approvazione.

Da qui nascono le preoccupazioni della sinistra: domani l'Aula potrebbe seriamente sbarrare le porte al provvedimento. Perciò Alessandro Zan promette battaglia per evitare che le dinamiche parlamentari possano intralciare ancora di più il percorso di approvazione: "Dobbiamo superare il voto di domani. Se passa la tagliola, la legge è morta". Quindi il deputato del Pd ha chiesto a Lega e Fratelli d'Italia di evitare "la tagliola" per poi iniziare il confronto per arrivare a una mediazione sulla legge. Ma con il passare delle ore la situazione diventa sempre più febbrile. E la pietra tombale sul ddl Zan non è affatto fantapolitica.

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