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Vogliono ascoltare Conte e Scarpinato. E i 5s ci attaccano

Aperture sulle convocazioni "vietate" ai commissari Covid e Antimafia

Vogliono ascoltare Conte e Scarpinato. E i 5s ci attaccano
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"Non vi dovete azzardare ad associare il mio nome a una ipotesi illecita, tutto è stato vagliato dalla magistratura, il commissario all'Emergenza Domenico Arcuri è stato massacrato ma è sempre stato archiviato e mai rinviato a giudizio", era il mantra dell'ex premier Giuseppe Conte. Cosa dirà oggi davanti a quella che sembra la più grande truffa della Storia della Repubblica italiana, con almeno tre fatture false emesse a società inesistenti in una commessa senza gara da 1,2 miliardi firmata da Arcuri?

È un peccato che Conte faccia parte della commissione Covid (senza partecipare se non a poche sedute), davanti alla quale non potrebbe essere audito. Un escamotage che i presidenti di Camera e Senato potrebbero aver risolto, disinnescando un ostruzionismo messo in moto a inizio della legislatura e culminato con l'accusa di killeraggio politico al presidente Marco Lisei (Fdi) per alcuni interrogatori condotti fuori dalla commissione ma regolarmente autorizzati. "L'audizione di un parlamentare da parte di una commissione di inchiesta non risulta preclusa in via generale ed astratta - sottolineano fonti della presidenza di Camera e Senato - per cui la prassi vigente può essere stravolta, convocando le Giunte per il Regolamento". Conte ma anche Federico Cafiero de Raho e Roberto Scarpinato in Antimafia, tirati per la giacchetta per il caso Striano e il dossier mafia-appalti frettolosamente archiviato, possono sempre "dimettersi per il tempo necessario ad essere interrogati e rinominati a fine audizioni".

Che farà Conte? Verrà in commissione a parlare delle false fatture? Difficile, stando alla veemente reazione dei grillini alle nostre inchieste giornalistiche definiti "fango dei giornali di Antonio Angelucci, deputato di maggioranza mai visto alla Camera" e sull'organismo parlamentare "fatto su misura per colpire gli avversari e con un presidente che non si dimette nonostante la sua riscontrata faziosità". E giù con il centrodestra allo sbando "zeppo di condannati per collusione con la mafia e corruzione", scrivono i capigruppo M5S di Camera e Senato Riccardo Ricciardi e Luca Pirondini. Non una parola sul fatto che di inchieste sui furbetti della pandemia ce ne sono ancora oggi: la Procura di Bari ha recentemente chiuso un'indagine per frode sui fondi Covid contestando a 19 persone malversazione, autoriciclaggio ed evasione fiscale. Peraltro, Conte non ha ancora spiegato perché al suo ex collega di studio Luca Di Donna si erano rivolti in tanti durante la pandemia.

Chi lo aveva indicato come il Mr Wolf delle mascherine, colui che risolveva i problemi, persino a un alto dirigente dei Servizi segreti? Perché qualche imprenditore che aveva fatto affari con Arcuri era convinto che Di Donna aveva ricevuto l'incarico da Guido Alpa di "essere il referente di Conte per quanto riguarda la ristrutturazione del partito", strappato a Beppe Grillo qualche tempo dopo? Sapevano che Alpa, intercettato, l'aveva chiesto allo stessloro due fossero "grandi amico di Conte" se n'era accorto anche il Fatto quotidiano nel 2019. Coincidenze, certo. A cui certamente il leader saprà rispondere.

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