Politica estera

Wilders vince, ma (forse) non governa

Al leader dell'estrema destra 35 seggi su 150. E Timmermans prepara già una coalizione

Wilders vince, ma (forse) non governa

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Vince oggi ma non governerà domani. Forse rimandata la svolta a destra per l'Olanda del dopo Mark Rutte: le elezioni politiche vedono al primo posto il Partito per la libertà guidato da Geert Wilders che conquista 35 seggi, mentre con 26 al secondo posto il blocco PvdA/GL e al terzo posto con 23 seggi il partito dell'ex premier, il Vvd. Ma la vittoria di Wilders potrebbe non essere sufficiente per formare il governo, dal momento che la curda Dilan Yesilgoz già si prepara a una grande alleanza con il centro di Pieter Omtzig (20 seggi) e il centrosinistra dell'ex commissario Ue Frans Timmermans.

Sono state le elezioni più incerte degli ultimi tre lustri, con la novità rappresentata dalla Yesilgoz. Nata ad Ankara, figlia di un sindacalista curdo costretto a lasciare il Bosforo per le sue idee contro il regime militare, aveva 8 anni quando, grazie a un ricongiungimento familiare, giunse nei Paesi Bassi: oggi si distingue per il forte contrasto all'immigrazione clandestina. Già partner di Rutte al governo prima come responsabile per le politiche climatiche ed energetiche, poi come ministra della Giustizia, ha scalato le posizioni ingraziandosi l'ala destra del Vvd e al contempo sfruttando la debolezza dei partiti di maggioranza nella gestione dell'immigrazione. La successione di Rutte sembra così compiuta, ma solo sulla carta, perché da domani occorrerà disegnare il perimetro delle alleanze.

Alla destra di Yesilgoz ecco Pvv, il Partito per la libertà guidato da Geert Wilders (che ha votato due volte, una per sé e una per la moglie, di cui aveva la procura). Aveva promesso ai Paesi Bassi «meno marocchini», ma durante la scorsa campagna elettorale ha attenuato le sue dure posizioni contro l'immigrazione e l'Islam. Gli olandesi ne sono comunque affascinati. In occasione dell'ultimo dibattito tv aveva detto di voler diventare primo ministro per «tutti gli olandesi», aggiungendo che compito di un politico è «valorizzare ciò che è buono e affrontare duramente ciò che non è buono». Wilders vuole ridurre drasticamente l'afflusso di richiedenti asilo, anzi preferirebbe un blocco, come chiedono i suoi sostenitori e non solo.

Rischia di fare il vicepremier l'ex commissario Ue Frans Timmermans, ovvero l'uomo del green deal, che ha lasciato la commissione per rifondare un centrosinistra in grande difficoltà con il blocco Groenlinks-PVDA. Infine il democristiano Pieter Omtzigt, fondatore e leader del neonato Nuovo contratto sociale (NSC), la versione olandese di Macron, si è già da giorni tirato fuori per la corsa alla premiership, annunciando di aspirare a un ruolo secondario, sottolineando di preferire casa e famiglia dal momento che la politica «può consumarti 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Secondo gli analisti la sua campagna è rimasta troppo vaga, sia per quanto riguarda il programma sia le alleanze.

Se recentemente Yesilgöz aveva lasciato immaginare una possibile coalizione con la destra di Pvv, negli ultimi giorni ha chiuso la porta a Wilders, osservando che il suo desiderio è bandire l'Islam dai Paesi Bassi. «Non credo nemmeno che diventerà primo ministro. Gli olandesi vogliono un leader in grado di connettersi, guidare a livello internazionale e costruire maggioranze». Parola chiave: alleanze.

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