Zagaria malato: domiciliari. È il virus "scarcera boss"

A Sassari niente chemio: l'ospedale è solo Covid Persino Cutolo spera, Santapaola resta in cella

Zagaria malato: domiciliari. È il virus "scarcera boss"

L'allarme lanciato da numerosi magistrati antimafia non sta, almeno per ora, fermando uno degli effetti collaterali più inattesi del coronavirus: la scarcerazione di boss della criminalità organizzata che nelle pieghe dell'emergenza trovano lo spiraglio per uscire dal carcere. E ieri si verifica una nuova liberazione che - a differenza di quella che nei giorni scorsi aveva fatto gridare allo scandalo - è direttamente e indubitabilmente figlia dell'allarme Covid-19.

A lasciare la cella con sette anni di anticipo sul previsto è un nome pesante delle cronache sulla camorra nella zona di Casal di Principe: Pasquale Zagaria, fratello di Michele, capo indiscusso del clan dei Casalesi. A differenza del fratello, Pasquale non ha condanne per reati di sangue, ma per la magistratura ha svolto comunque un ruolo di punta nella gestione del business principale della «famiglia», ovvero quello dei rifiuti. Nell'indagine sulla compravendita delle cave da adibire a discarica nella zona di Chiaiano, Zagaria junior era stato condannato a otto anni di carcere per estorsione, sequestro di persona e detenzione illegale di armi. Sarebbe tornato libero nel 2027.

Il camorrista è malato di tumore, pare in stato assai avanzato. Il suo destino sarebbe stato quello di venire curato nella struttura ospedaliera di Sassari, vicino al carcere dove era rinchiuso al 41 bis. Ma l'ospedale di Sassari è stato riconvertito in struttura per i malati di coronavirus, dunque non può accogliere Zagaria per completare il nuovo ciclo di terapie cui deve sottoporsi dopo l'operazione. E così il giudice di sorveglianza ha disposto che Zagaria lasci il carcere e si trasferisca agli arresti domiciliari in Lombardia, dove abitano alcuni suoi familiari. La misura è a tempo, cinque mesi trascorsi i quali se l'ospedale di Sassari tornerà a funzionare a pieno regime il boss vi verrà nuovamente trasferito.

Nei giorni scorsi aveva sollevato numerose polemiche il caso di Franco Bonura, detenuto a Milano, e scarcerato dal tribunale di sorveglianza: ma i giudici avevano spiegato che si trattava di un condannato ormai prossimo alla fine della pena, e comunque ammesso ai domiciliari con regole rigide. Ma l'esodo era continuato: sempre nel capoluogo lombardo era uscito, visto che la sua cardiopatia rischia di rendere letale il coronavirus, Domenico Perre, 'ndranghetista di peso, autore del sequestro di Alessandra Sgarella; altri due esponenti di spicco della mafia calabrese, Santo Filippone e Vincenzo Ianazzo, sono usciti su ordine della magistratura reggina. Qualcuno, nonostante il coronavirus, si vede chiudere le porte delle sbarre: è il caso di Nitto Santapaola, 81enne capo storico di Cosa Nostra a Catania, che si vede respingere la richiesta di uscire per motivi di salute dal carcere di Opera perché secondo i giudici le sue patologie si possono curare meglio dentro che fuori. Ma a sperare di uscire è anche il detenuto forse più famoso d'Italia, l'ex boss della Nuova camorra Raffaele Cutolo, che nei giorni scorsi ha depositato l'istanza.