Ponza, Italia

Un tempo, quando un potenziale investitore straniero chiedeva lumi sulla situazione italiana, i suoi consulenti spiegavano che i principali problemi potevano sorgere da apparati politico-burocratici atti a creare ostacoli anziché rimuoverli. Oggi le cose sono cambiate. Chiunque voglia investire da noi, pur con le migliori intenzioni e facendo ogni cosa a dovere, sente pronunciare questa parola: magistratura, un potere irresponsabile che in Italia non risponde di errori o effetti del proprio agire - qualcosa che all’estero non riescono nemmeno a concepire - e che può bloccare o congelare qualsiasi iniziativa in qualsiasi momento: e non c’è correttezza o codice di comportamento che possano garantire che inchieste paludose o sequestri cautelari non brucino tempo e miliardi. È sufficiente l’iniziativa di un singolo per mandare a ramengo cantieri e posti di lavoro. Bene: questa irresponsabilità sta diventando un serissimo problema della nostra economia, e ciò che accade a Ponza ne è la rappresentazione bonsai: la magistratura ha sequestrato pontili e noleggi barche e ha scelto di farlo proprio d’estate, quando il danno è massimo per tutti. I giornali, oltretutto, non hanno potuto che scriverne - unico modo di denunciare il problema - col rischio di accrescere ancora di più la sfiducia dei turisti. Chi pagherà per tutto questo? Solo una cosa è certa: non saranno i magistrati.

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