Il presepe reale di Caserta in «trasferta» nella capitale

Fu a Greccio, secondo la tradizione, che venne creato il primo presepe, per mano di San Francesco d’Assisi. Si trattava di un presepe vivente che, sceneggiando il mistero della nascita di Gesù Cristo, voleva suscitare nei fedeli una maggiore devozione. La prima raffigurazione scultorea la dobbiamo ad Arnolfo di Cambio, che la realizzò in pietra nel 1289 per fare da cornice alla reliquia della mangiatoia di Gesù conservata nella basilica romana di Santa Maria Maggiore. Fu a Napoli, però, che si diffuse, per impulso dei Borbone, il presepe inconfondibile che da molti oggi è assunto a simbolo del presepio stesso, anche se in realtà è molto lontano dal luogo e dai fatti storici del tempo di Cristo. Nel Museo nazionale romano in Palazzo Altemps viene ospitato da domani al 22 febbraio un presepe settecentesco davvero eccezionale, proveniente dalla Reggia di Caserta, l’unico presente al mondo di committenza reale. Non si tratta solo di un presepe, ma di una mostra, il cui titolo, «Il presepe reale e le vestiture del popolo», allude a quella miriade di personaggi e costumi popolari, che sono gli archetipi di tutte le statuine presepiali tuttora riprodotte in terracotta (pensiamo alle botteghe specializzate a San Gregorio Armeno). Nello scenografico teatro di Palazzo Altemps è esposto lo scoglio presepiale con le scene canoniche, ovvero la Natività, l’adorazione degli angeli, la taverna, il mercato, il corteo dei Magi e tutta una serie di immagini pittoriche che costituiscono uno spaccato della vita dell’epoca. L’esposizione, promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dal Comune di Roma e dalla Regione Campania, nasce con l'intento di celebrare il Natale in uno scambio culturale tra due città che sono state punto di incontro e di confronto tra popoli diversi. Ed è proprio una Napoli multietnica quella presentata in mostra, non solo nelle preziose statue con teste e arti in terracotta dipinta, spesso realizzate da veri artisti (tra cui Giuseppe Sammartino celebre per il Cristo velato della Cappella Sansevero), ma anche nei dipinti e nelle incisioni del pittore di corte Salvatore Fergola, provenienti dal museo di San Martino di Napoli, che ritraggono i vestiti dell'epoca, e alle porcellane di Capodimonte con i costumi del Regno delle due Sicilie. Due volumi con acquetinte descrivono in particolare i costumi siciliani nel «Voyage pittoresque en Sicilie», commissionato dalla duchessa di Berry, figlia di Francesco I di Borbone.


Nel presepe reale, accanto ai popolani napoletani, che compaiono all’epoca di Ferdinando di Borbone, è raffigurata la ricchezza del mondo orientale nella scena dei Re Magi, «sicuramente memoria degli ambasciatori tunisini e del fastoso corteo che si recava in visita a Palazzo Reale», come fa notare la curatrice della mostra Anna Maria Romano. Insieme agli orientali, troviamo anche i giorgiani, ricchi mercanti di sete, dagli abiti ricamati in argento e oro nella seteria di San Leucio.
Orario: dalle 9 alle 19.45; chiuso il lunedì

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