Il procuratore di Bari ammette: notizia uscita dagli inquirenti

BariIl giorno dopo le indiscrezioni giudiziarie sul governatore pugliese Nichi Vendola, iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di concussione, è bufera sulla fuga di notizie. E al termine di una lunga giornata scandita dalle dichiarazioni incrociate degli esponenti politici di tutti gli schieramenti, arriva il comunicato del procuratore Antonio Laudati. «La Procura – c’è scritto nella nota - prende atto delle possibili strumentalizzazioni delle indagini per finalità diverse da quelle processuali così come delle precedenti fughe di notizie sugli accertamenti in corso: allo stato non può ancora escludersi che esse siano riferibili a componenti del gruppo investigativo». Nel documento della Procura non vengono utilizzati mezzi termini; al contrario, viene messo nero su bianco il sospetto che vi sia il coinvolgimento di ambienti investigativi nelle indiscrezioni che si rincorrono da tempo sugli accertamenti. «A tal riguardo – si legge nel comunicato – sarà compiuto ogni sforzo al fine di identificare eventuali responsabili in relazione alle conseguenti ipotesi di illecito configurabili». A proposito dell’inchiesta, invece, nella nota si precisa: «Questo ufficio assicura il massimo impegno per garantire, nel rigoroso rispetto della legge, l’espletamento delle indagini preliminari per finalità esclusivamente processuali». Nella prima parte del documento della Procura, con riferimento alle ultime indiscrezioni giudiziarie, viene anche spiegato che «non vi sono, nel registro degli indagati di questa procura, iscrizioni suscettibili di comunicazione».
L’inchiesta in cui è coinvolto il governatore riguarda un posto da primario nel reparto di Neurologia dell’ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti, in provincia di Bari. Il nome di Vendola - portavoce nazionale di Sinistra e libertà, e candidato alle primarie del centrosinistra previste per domenica - è finito in un rapporto dei carabinieri dopo una sua telefonata nella primavera del 2008 all’assessore regionale alla Sanità dell’epoca, Alberto Tedesco, adesso senatore del Pd: secondo gli investigatori, Vendola avrebbe chiesto spiegazioni sulla mancata nomina di Giancarlo Loscroscino, professionista barese con numerosi titoli accademici, docente alla Harvard School di Boston e rientrato in Puglia. Le indagini sono dirette dal pm antimafia Desirée Digeronimo, che il 7 luglio interrogò il presidente della Regione Puglia come persona informata sui fatti.
Adesso, dopo l’ennesima bufera giudiziaria, il governatore affida la sua difesa a Youtube e in una videolettera respinge qualsiasi ombra. E passa al contrattacco. «Cari pugliesi vi racconto una storia», comincia Vendola prima di soffermarsi su quanto gli viene contestato. «In una Italia in cui puoi diventare primario anche se sei ignorante come una capra purché tu sia ben protetto dai partiti – prosegue - noi abbiamo costruito una storia differente»; e poi ancora: «È difficile per me – dichiara – immaginare di essere iscritto nel registro degli indagati per qualcosa per la quale pensavo di dover prendere una lode». Il presidente della Regione Puglia chiede che vengano sbobinate e rese pubbliche le intercettazioni. «Voglio che la gente possa valutare cercando di capire direttamente di che cosa si tratta», dice senza rinunciare a un riferimento all’attuale momento politico. «Capisco – afferma – che questa è la settimana delle primarie, capisco che la lotta politica si possa svolgere su tanti piani, a volte su piani inclinati, che rischiano di portarci in un dirupo. Io – sostiene – ho una grande serenità nella mia coscienza».
In queste ore il governatore riscuote solidarietà bipartisan. A cominciare dal suo prossimo avversario alle primarie, Francesco Boccia, deputato Pd, che dichiara di «non avere mai avuto e non avere nessun dubbio sull’onestà di Nichi Vendola». Stesso concetto ribadito da Massimo D’Alema, il quale ha espresso la «personale convinzione dell’assoluta correttezza dei comportamenti» del presidente della Regione. Sulla vicenda è intervenuto inoltre il ministro degli Affari regionali, Raffaele Fitto: «Mi fa molto piacere che il garantismo si estenda anche alle vicende del presidente Vendola», afferma precisando di non essere «in nulla risentito nei confronti di chi il garantismo lo scopre solo ora».
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