Milano - Indossa un sorriso extra large da popstar del momento, ma anche una maglietta con una X della stessa taglia pitturata sopra: a quanto dice non lo fa per captatio benevolentiae, dal momento che ieri sera ha partecipato come ospite a X Factor. «È semplicemente la maglietta che ho messo in cima alla mia valigia, l’avevo indosso ieri e forse la indosserò anche domani, chissà»: Mika dà l’impressione di essere realmente così, casual e casuale come quella grossa X che porta sul petto. Ha inseguito il successo per parecchio tempo, ha raccolto parecchi dinieghi dalle case discografiche (e l’ha cantato perfino in un suo successo mondiale ed ex numero 1 nelle classifiche, Grace Kelly) e ora si gode conferme e popolarità con l’aria soddisfatta ma anche del tipo: ve lo avevo detto io. Con il suo primo disco, Life in cartoon motion ha venduto sei milioni di copie nel mondo, si è portato a casa un disco di platino moltiplicato per cinque e una messe di premi, tra cui l’Mtv Award. Qui a casa nostra ha fatto il botto con la hit Relax take it easy, singolo digitale più venduto in Italia, e la citata Grace Kelly, brano più suonato in assoluto nelle radio tricolori. Il cantante e compositore di origini libanesi, adottato da Londra, è nel nostro Paese per promuovere sul palcoscenico tv di Morgan & co il suo ultimo album, uscito il 18 settembre, il cui titolo - The boy who knew too much - è una dichiarazione d'amore: «Ad Alfred Hitchcock e al suo L’uomo che sapeva troppo - rivela - perché il regista inglese era ciò che io mi sforzo di essere nelle mie canzoni, uno straordinario narratore di storie. A Londra vivo nel quartiere dove ci sono le case di Hitchcock e di J.M. Barrie, il creatore di Peter Pan: voglio credere che non sia un caso. L’approccio alle storie di Hitchcock era pop, i suoi film erano immediati come i racconti a fumetti. E così è la musica pop». Nel disco di Mika, di pop ce n'è in dosi da cavallo: brani ottimisti e agili come Blame it on the girls, ballate commoventi e svariate influenze degli anni '80 e '90. Mika lo definisce un disco «adolescente, tanto quanto il precedente era nel segno dell'infanzia». Comunque, immediato e senza sensi di colpa.
Sui talent show, Mika dice la sua: «È un mondo a parte, non scriverei mai canzoni per un concorrente di un programma del genere. Ma li guardo. E per molti giovani, quello è l'unico modo per farsi notare, visto che le case discografiche non firmano contratti».Il prodigio Mika: "Dedico il mio pop a Hitchcock"
Il re della classifica al debutto ha venduto 6 milioni di copie. Ora ci riprova con l'album "The boy who knew too much"
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