La produzione industriale continuerà a crescere nel 2010

Proseguirà anche nei prossimi mesi la fase di espansione della produzione industriale. Lo sottolinea il ministero dell’Economia nella Relazione unificata sull’economia e la finanza pubblica. Nei settori di investimenti e intermedi, spiega il documento, la produzione è cresciuta negli ultimi mesi più della media; ad aprile, poi, la fiducia Isae delle imprese manifatturiere ha continuato a crescere, tornando ai livelli di giugno 2008. Inoltre, prosegue il Tesoro, le scorte sono ancora al di sotto dei valori considerati normali, segno che il processo di accumulazione potrebbe proseguire nei prossimi mesi. Tutti elementi che, per il ministero, inducono a ritenere plausibile una prosecuzione della fase di espansione nei prossimi mesi.
I consumi privati, si legge nella Relazione, torneranno a crescere in misura moderata nel 2010 e nel biennio successivo si prevede un incremento medio dell’1,6%: sul reddito disponibile delle famiglie, infatti, inciderebbero gli effetti ricchezza positivi legati al recupero delle attività finanziarie e la crescita, seppur modesta, dei salari nominali pro-capite. Inoltre, nei prossimi mesi, si potrebbero avvertire i benefici dei nuovi incentivi all’acquisto varati dal governo in aprile, anche se costituiscono un rischio per l’evoluzione dei consumi privati le condizioni del mercato del lavoro che resta debole, pur se in miglioramento rispetto al 2009.
Intanto la spesa pubblica, in particolare quella per i ministeri, finisce nel mirino del Tesoro che punta a impostare il decreto di giugno proprio sui risparmi in questo settore: le spese correnti al netto degli interessi, infatti, sono stimate in aumento del 2% nel 2010.
Una nota positiva arriva infine dal Censis: «Malgrado le fibrillazioni di questi giorni, il sistema Italia gode di una buona reputazione». È questo il giudizio dell’istituto di ricerca, che fa il punto sulla crisi e indica nel rilancio del terziario uno degli elementi chiave per la ripresa economica.
Dall’indagine, realizzata in collaborazione con le banche di credito cooperativo e dedicata proprio al terziario, emerge la necessità di una forte ristrutturazione per questo settore, «vero buco nero e ventre molle della nostra economia», caratterizzato da «modesta produttività, ricambio generazionale bloccato e scarsa modernizzazione». Senza un’azione veloce, sottolinea il Censis, si «rischia di determinare già nel breve periodo un pericolo di perdita di oltre 500mila posti di lavoro».
«I servizi hanno continuato a rappresentare un settore rifugio per l’occupazione e, oggi, il terziario si trova gonfio di lavoro a scarso valore aggiunto e in forte deficit di produttività. Ma ormai non ci si può più improvvisare e non c’è più posto per i “qualcosisti”», rileva infine l’analisi del Censis.

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