Il "prof" youtuber: "Cambiamo materie e voti. Molti ragazzi in classe come in prigione"

Enrico Galiano insegna in una scuola della provincia di Pordenone: "Nei tre anni a calare sono i livelli di apprendimento, ma soprattutto le motivazioni"

Il "prof" youtuber: "Cambiamo materie e voti. Molti ragazzi in classe come in prigione"

Enrico Galiano insegna alle medie in una piccola scuola in provincia di Pordenone. Ma la sua «classe» è ben più ampia. Ha un canale Youtube con migliaia di visualizzazioni, ha creato la webserie Cose da prof, che ha superato i 20 milioni di visualizzazioni, scrive romanzi. Pedala parecchio. Con la mente ma non solo, visto che ogni giorno si fa 45 minuti di bicicletta per i 17 chilometri casa-scuola (e ritorno).

Prof, cosa pensa della ricerca della Fondazione Agnelli?

«Analisi impietosa, ma io dico anche grazie al cielo, perché altrimenti smuovere le acque è difficile. Dire abbiamo un problema è già un bel passo verso il cercare di risolverlo. Chi fa il mio lavoro e insegna alle medio lo sa. Dalla quinta primaria alla terza media c'è un calo degli apprendimenti e, soprattutto nelle motivazioni. Ed è da lì che parte tutto».

Per esempio?

«Da noi l'orario è fino alle 14, ma facciamo uscire i ragazzi cinque minuti prima. Loro stanno lì, in cortile, in attesa della campanella, ma lo vedi che fremono per uscire. È un'immagine potente di un sentimento di insofferenza, di fastidio sempre crescente. La classe è percepita sempre più come una prigione, un luogo dove il sentimento principale è l'ansia. Da prestazione, da confronto che poi va a colpire i più fragili, quelli che per i più diversi motivi hanno delle difficoltà ad entrare nella logica della competitività del voto e smarriscono il senso. Ed è lì che si percepisce lo smarrimento del senso: perché sto a scuola?».

Quindi?

«Quindi, dobbiamo dirlo, è colpa nostra: non lavoriamo sul senso, ma solo sulla prestazione, sulla lezione, ma poco sul perché si fanno le cose. Perché si studia Foscolo a scuola? A cosa serve Foscolo nella vita? Non è la capacità ma la motivazione che conta. E dire che a quell'età, hai a che fare con ragazzi che sono nel pieno delle loro potenzialità intellettuali e fisiche, con una memoria che fa impallidire Pico della Mirandola. Per capirci, l'hardware c'è. Il problema è il softaware che vogliamo installare. Abbiamo software sbagliati, basati più sulla memoria che sull'intelligenza, sul ripetere piuttosto che sul riflettere».

D'altronde la scuola media è ferma a 60 anni fa.

«Ci sono moltissimi colleghi di grandissima apertura a nuove forme di didattica. Il problema è che tutto è delegato alla buona volontà dei singoli. Non è un movimento che parte dall'alto. Per esempio, basta con questa rigida divisione delle materie come nell'800, studiare per compartimenti stagni fa perdere la visione di insieme».

Come immagina il miglioramento?

«Non credo nelle ricette ma credo nelle sperimentazioni delle scuole. Ad esempio abolire il voto numerico fino alla terza media. Su 10 insegnanti 7 diranno che il voto fa più danni che altro. Va benissimo solo per quelli bravi. Una scuola di Cesena lo ha sperimentato. Abbiamo i dati, però è una rivoluzione. Forse troppo forte... Poi non più di 15 alunni per classe. L'affollamento non genera mai un sentimento di benessere».

Cosa ne pensa di dare ai ragazzi la possibilità di scegliere alcune materie?

«È una cosa che anche i ragazzi ti chiedono: perché non posso fare un'ora in più di astronomia e di approfondimento, anche non solo materie alternative».

Una proposta da realizzare subito, domani?

«Se un giorno mai un ministro dell'Istruzione mi chiedesse un'idea, la mia risposta sarebbe questa: un'ora ogni due settimane a turno ogni insegnante deve seguire la lezione di un collega. Seduto al banchetto, così recuperi anche lo sguardo dello studente».

La ricerca dice che le medie hanno perso la loro funzione di consolidamento delle conoscenze e non hanno quella di orientamento.

«Le medie sono la selva oscura della nostra vita, sono il momento di maggiore crisi emotiva, perdi la bussola, perdi l'identità perché ne stai cercando una».

Quale scopo deve avere soprattutto oggi?

«Lo scopo principale dovrebbe essere quello orientativo. È insopportabile che si faccia solo due mesi all'inizio della terza e basta. Ognuno di noi ha dei talenti... Alla fine della terza dobbiamo dare il consiglio orientativo: ogni insegnante con una crocetta o due parole deve scrivere se lo studente ha particolari capacità nella sua materia, se ha dimostrato qualcosa che lo rende diverso dagli altri. Bene, quasi sempre ti ritrovi con tre quarti di fogli vuoti. Come dire che i ragazzi sono tutti uguali e non hanno niente di speciale».

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