Il virologo del Sacco: "Ci vogliono settimane per guarire dal coronavirus"

Il Professor Massimo Galli, primario infettivologo dell’Ospedale Sacco di Milano, offre un quadro più nitido di quello che sta accadendo al nostro Paese a causa del coronavirus

Il coronavirus non si arresta e per questo motivo vengono triplicate le raccomandazioni. Perché l’unico sistema al momento efficace per debellare il virus è quello dell’isolamento. I numeri degli infettati continuano a salire e il problema si fa ormai pressante per la tenuta della nostra sanità che è al collasso. Le terapie intensive, vero nodo cruciale dell’infezione, sono piene e attualmente il 10% degli infettati ha necessità di cure come la ventilazione artificiale.

Proprio oggi l’ordine dei medici ha chiesto aiuto al governo. La drammatica richiesta nasce dalla realtà che se un virus non si riesce a fermare, si fermerà da solo, dopo aver infettato il 60 % della popolazione. Inutile fare conteggi, si parla senza mezzi termini di migliaia di morti. Ma anche se può sembrare un paradosso, al momento attuale c’è anche la problematica della guarigione, che per questo particolare virus richiede dei tempi lunghissimi, incompatibili con il turnover della terapia intensiva e della rianimazione necessaria per garantire una cura a tutti.

Proprio di questo abbiamo parlato con il Professor Massimo Galli, primario infettivologo dell’Ospedale Sacco di Milano, le cui riflessioni sono fondamentali per comprendere la gravità della situazione e che smonta alcune teorie secondo le quali siano solo gli anziani a rischiare di morire.

Professore, fino a poco tempo fa si diceva che soltanto gli anziani oltre gli ottanta anni erano a rischio di vita con il coronavirus, ma le cose attualmente non sembrano essere così...

“I giovani fortunatamente non vanno all'altro mondo, ma si infettano comunque e fanno da amplificatore del virus. Ogni tanto però a qualcuno ‘va anche male’, per cui l'atteggiamento strafottente di molti ragazzi, che deriva dal fatto che tutti quanti abbiamo voluto evitare una comunicazione di quelle considerate come terroristiche, è assolutamente da evitare. Noi abbiamo detto che i deceduti per coronavirus sono per la maggior parte anziani. Ade esempio nel mio Ospedale (Sacco di Milano, ndr) l'età media è di 76,7 anni un po' più giovani della media complessiva degli italiani”.

Nello specifico, per comprendere meglio, nella sua terapia intensiva quale età hanno i pazienti?

"Devo dire che siamo quasi tutti sopra i cinquanta, forse uno sotto, dei casi più gravi. Però ho notizie in altre strutture anche di persone più giovani".

Basandosi sulla curva dell'infezione di Whuan, a cui fa spesso riferimento, a che punto siamo noi? Ci dobbiamo aspettare ancora un'ondata lunga?

“Secondo logica sì. Certamente tra noi e Whuan c'è la differenza fondamentale che è una grande città molto popolosa su una base territoriale ristretta. Praticamente 11 milioni in uno spazio limitato. Noi siamo la Lombardia, 10 milioni in uno spazio decisamente più vasto, con montagne laghi, un paesaggio ben diverso da quello monocorde della grande metropoli cinese. I casi ci sono, la capacità del virus di diffondersi è la stessa. E ahimè siamo all'inizio".

Quanto tempo impiega una persona a guarire dal coronavirus?

"Stiamo cercando di capire qualche cosa di più sulla storia naturale della malattia, anche dalle nostre parti. La mia netta sensazione è che i decorsi protratti e severi siano tutt’altro che infrequenti e costituiscano un problema nel problema, perché chiaramente questo significa che ci sono persone che occupano a lungo quello che attualmente manca e cioè i posti letto"

Vogliamo dire quattro, cinque settimane?

"Io credo che rispetto a quello che è stato attuato per i coniugi cinesi che erano i soli o quasi in tutto lo Spallanzani, è chiaro che qui il turnover deve essere molto più rapido e appena è possibile dimettere. Ripeto, se la situazione è molto seria qui da me, è decisamente più critica in altri ospedali della Lombardia. Milano in questo momento non è all'avanguardia, ma retrovia".

Quali sono i postumi che lascia la malattia?

“Quelli che vanno verso la dimissione, vanno verso anche una completa restituzione delle loro normali funzioni. Non ci sono importanti conseguenze di questa malattia, per quanto si riesca a capire ora, salvo sorprese. Praticamente o ti ammazza o lo ammazzi tu, cosa che per fortuna succede nella stragrande maggioranza dei casi, cosa che però non deve consentire ai nostri giovanotti ‘strafottentelli’ di continuare ad andarsene in giro”.

Nei video che arrivano dalla Cina, vediamo gli operatori e i medici coperti dalla testa ai piedi, quasi avessero degli “scafandri”, usando un termine poco corretto. Qui in Italia sembra che i vestimenti siano più leggeri a cosa è dovuto?

“Si tende ad usare i presidi di protezione personale, esattamente come da protocollo. Riguardo alla Cina, a volte mi domando se tanta esibizione di 'scafandri' non fosse legata a qualche necessità televisiva. Su questo, si fa tutto esattamente quello che va fatto. Come si può facilmente immaginare, abituati ad usare questi strumenti, e queste modalità sono una minoranza degli operatori, molti si sono dovuti fare le ossa sul campo da questo punto di vista. E ovviamente meno sei addestrato più rischi corri ovviamente. Un po' come i piloti ai primi voli, che vengono buttati immediatamente in battaglia, è chiaro che i novellini hanno maggiore difficoltà a stare fuori dai guai".

Secondo lei le misure prese dal governo sono adeguate o servirebbero ancora più ristrettive?

“Credo che ci voglia un pochino più di chiarezza su alcune cose, che andrebbero fatte con una certa urgenza e credo che anche se questo in ogni caso è stato un passo importante, ci voglia anche altro. In particolare nelle attuali zone rosse, che rappresentano una delle parti più importanti in assoluto del Paese dal punto di vista industriale in punto di vista della densità di popolazione è chiaro che non ci si deve limitare a tener dentro l'infezione per lasciare vivere il resto ma diventa assolutamente fondamentale trovare la maniera di contenere e superare. Francamente non è abbastanza quello che è stato fatto secondo me”

Tra adulti e bambini esiste differenza di contagio? Sono più infettivi i primi o gli altri?

"Non se ne sa tantisssimo ancora, ma è verosimile che i bambini possano fungere da amplificatore se si infettano e di solito non sviluppano se non raramente una malattia importante. Ma un conto è non sviluppare malattia un conto è probabilmente svolgere una funzione di amplificatore dell'infezione infettando anche altri".

Come siete messi come ospedale?
"Noi siamo in difficoltà come tutti. Meno di altri ma decisamente siamo in una situazione difficile".

Ha una visione positiva per la risoluzione di questo virus?

"Quel genere di positività la devo avere per forza perché se non l'avessi l'avrei già data vinta al virus. Nel senso che l'ottimismo della volontà è indispensabile in casi come questi".

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