Il protezionismo morale

Una cinese di Caidian, Liu, si apprestava a violare la normativa del figlio unico e insomma era ancora incinta. Gli impiegati dell’Ufficio per il Controllo della Popolazione (si chiama così) le intimarono dunque di abortire, ma lei rifiutò. I medici le iniettarono una soluzione salina nel feto, così da distruggerne il sistema nervoso: ma il bambino nacque egualmente sano. Invano i funzionari governativi intimarono al padre di uccidere il neonato: sicché, una sera, attesero il ritorno a casa della famiglia e, davanti agli occhi atterriti dei genitori, affogarono il bambino in una risaia. Non sono leggende: sono racconti del Times di Londra peraltro confermati dal missionario Bernardo Cervellera. Nel Turkistan cinese si obbliga ad aborti di massa praticati su donne incinte anche di nove mesi: e non di rado sono eseguiti da medici incapaci che alla fine ammazzano anche le madri. E allora chiedo a Giovanni Sartori, a Giulio Tremonti, alla destra ultra-liberista, alla sinistra economicamente corretta, a quelli del Foglio: ma per imporre dei dazi a questa gente abbiamo davvero bisogno di pretesti particolari?
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