La provocazione di Pupo: "Per vincere al Festival bisogna comprare i voti"

Il cantante racconta gli intrighi e i misteri dell'Ariston: "Nel 1984 spesi 75 milioni per trionfare e arrivai quarto"

La provocazione di Pupo: "Per vincere al Festival bisogna comprare i voti"

nostro inviato a Sanremo

C'è un morto a Sanremo. Un cantante ucciso nella sua lussuosa suite con un colpo di pistola al volto prima di entrare in scena. Era un artista sregolato, geniale, eccessivo in tutto, dalle donne, al successo, al rischio. Che viveva in un mondo all'apparenza brillante ma pieno di intrighi e bassezze. Bè, tutto vero, o quasi: tranne il morto. Che, invece, è il parto della fantasia di Enzo Ghinazzi, in arte Pupo, che ha appena sfornato il suo primo romanzo La confessione (Rizzoli), un thriller, a metà tra biografia e finzione, ambientato durante un Festival di Sanremo, uscito giusto giusto qualche giorno prima dell'inizio di questa edizione.

Operazione furbetta, certo. Comunque, chi meglio, tra il falso e il vero, può raccontare le più tremende ed insieme intriganti vicende del mondo dello spettacolo di un artista che ha partecipato a sei Festival, che ha vissuto il successo, la disfatta, la depressione, la schiavitù del gioco d'azzardo e addirittura un tentativo di suicidio. Tanto più che Ghinazzi commenterà il Festival all'ora di pranzo su Rai Radio Uno, in una striscia dal titolo Attenti a Pupo.

Allora, Enzo, nel libro il protagonista, Chico, suo alter ego, è alto un metro e ottanta e ha gli occhi azzurri...
"Quello che io avrei voluto essere e che ovviamente non sarò mai"

Il male assoluto è rappresentato da un dirigente Rai cinico, spietato, truffatore, corrotto. Nella realtà chi sarebbe?
"Nessuno in particolare. Ma è un concentrato di persone che ho incontrato in quell'azienda"

Se non fa i nomi, faccia qualche esempio.
"Ricordo negli anni '80 quando c'erano persone a Radio Rai che si facevano pagare per scegliere determinati sottofondi sonori. Giravano tanti soldi"

Vabbè, un sacco di tempo fa. Chissà che intrallazzi c'erano al Festival...
"Nell'80 il mio manager pochi minuti prima della finale mi disse che avrei vinto. Poi arrivai terzo: lui mandò gli organizzatori a quel paese per richieste che non so ancora"

Anche nell'84 arrivò quarto...
"Quella volta mi comprai i voti: investii 75 milioni di lire. Era tutto regolare: la preferenza si metteva sulla scheda del Totip e uno ne poteva comprare all'infinito. Misi in piedi un'organizzazione che comprava le schede in tutt'Italia. Se avessi avuto più soldi sarei arrivato primo"

Ancora le brucia la mancata vittoria di due anni fa...
"Italia amore mio era la più votata. Mi chiedo ancora come sia possibile che nella fase finale a tre smisero totalmente di arrivare i voti per noi... qualcuno prima o poi magari lo spiegherà"

Ma il Festival è ancora pieno di intrallazzi?
"Molto meno di un tempo anche perché ha meno importanza per la vita di un artista. E poi io credo ciecamente nell'onestà di Morandi"

Tanto successo, non la salvarono dal baratro. Nel libro il protagonista, prima di morire ammazzato, tenta il suicidio con la roulette russa.
"In effetti - è la prima volta che racconto questa vicenda - anche io una volta ho tentato il suicidio: era nell'89, stavo perdendo tantissimo al casinò, avevo emesso assegni scoperti. Mi fermai su un viadotto, era notte fonda, mi avvicinai al parapetto. Mi stavo per buttare: poi passò un camion che mi fece scuotere per lo spostamento d'aria. È come se mi avesse risvegliato, presi la macchina e tornai a casa".

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