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"Ma quale progresso, è luddismo"

"Ma quale progresso, è luddismo"

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"Ma quale progresso, è luddismo"

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Quando qualcuno di noi boomer si dice spaventato dalla velocità con cui il mondo cambia, arriva immancabilmente quello che la sa più lunga e con un sorrisetto di compatimento ti comunica che non c'è niente di nuovo sotto il sole, i vecchi rimasero sgomenti anche all'apparizione della luce elettrica, del treno, delle automobili, dell'aeroplano, della radio, della televisione, del computer. Aggiunge che siamo luddisti, precisa il concetto con un po' di inglese, quindi conclude che è sempre stato così, è il progresso.

Ma davvero è sempre stato così? Davvero si è sempre viaggiato a questa velocità?

Guardiamo agli Stati Uniti, che prendiamo di solito a modello. Negli Usa il telefono impiegò 70 anni per raggiungere il 50 per cento della popolazione; la tv via cavo 39; il personal computer 17; il web 8.

E ancora. Nel 2017 un gruppo di ricerca dell'IFTF (Institute for the Future) ha calcolato che i giovani faranno lavori che oggi non esistono perché «l'85 per cento dei posti di lavoro che esisteranno nel 2030 non è ancora stato inventato».

L'altro giorno sono venuti a trovarmi due amici, uno dei due mi ha raccontato di aver ricevuto un falso messaggio da sua figlia che gli chiedeva un bonifico urgente, e lui che non è fesso ha risposto: chiamami che ne parliamo. «Se non sento la sua voce», ha detto, «non ci credo». L'altro amico, che è un ingegnere, lo ha gelato: «Invece sei un fesso, perché oggi con l'intelligenza artificiale sono in grado di riprodurre perfettamente la voce di chiunque. Tu credi di parlare con tua figlia, invece...».

Sì, il progresso c'è sempre stato, ma mai così veloce.

E miliardi di persone rischiano di essere tagliate fuori perché hanno cominciato con la penna e il calamaio, poi la stilografica e poi la biro, quindi la macchina per scrivere e il computer e lo smartphone, e va bene, ma a un certo punto il cervello dice stop.

PS: Chi dovesse aver letto queste righe, sappia che sono del tutto superate, perché dal momento in cui sono state scritte è già cambiato tutto.

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