Quando il genio è criminale

Lucarelli e Picozzi raccontano in un libro avvincente le storie di banditi, sequestratori e truffatori illustri

L'idea è ambiziosa e un po' inquietante: raccontare il male attraverso una galleria di personaggi diversissimi fra di loro, ma che in qualche modo sono transitati sui giornali per aver fatto qualcosa di particolarmente negativo e pericoloso per la società. Si chiama, non a caso, Il genio criminale, l'ultimo libro della coppia composta da Carlo Lucarelli e Massimo Picozzi, pubblicato da Mondadori. Uno scrittore di razza e un criminologo di lungo corso, pronti a scrutare le strade del male, della cattiveria, della violenza. Certo, nel cocktail servito ai lettori c'è veramente di tutto. Wanna Marchi, la regina delle teletruffe che ha imperversato per tanti anni sui nostri schermi e ha carpito al fiducia di centinaia di italiani e il forse meno noto ma non meno spavaldo Vincenzo Peruggia, l'uomo che nel 1911 si mise sottobraccio la Gioconda come fosse un giocattolo e uscì indisturbato dal Louvre, provocando uno scandalo internazionale. E poi banditi quasi leggendari: Graziano Mesina, il re del Supramonte e dei sequestri di persona e Felice Maniero, il capo della mafia del Brenta. Ancora, Ted Kaczinski, l'Unabomber che ha tenuto in scacco l'Fbi per quasi vent'anni e Han van Meegeren, capace di dipingere e vendere falsi Vermeer persino a Hermann Goring. Insomma, siamo davanti ad una sorta di romanzo a tinte forti che ci illustra meglio di tanti convegni e analisi sociologiche il lato oscuro del mistero della psiche umana. In grado di compiere imprese criminali che hanno una loro sinistra grandezza.

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