Quando la musica segue il ritmo del Futurismo

Al LAMeC della Basilica Palladiana di Vicenza documenti originali e strumenti ricostruiti, i celebri «intonarumori»

Nel 2009 si è celebrato in molte città d'Italia e d'Europa il centenario del Manifesto del Futurismo di Filippo Tommaso Marinetti. Ora Vicenza - come riporta il quotidiano Il Giornale di Vicenza, diretto da Ario Gervasutti - per dare visibilità e il giusto spazio a uno degli aspetti sinora meno indagati del grande movimento artistico italiano, propone una speciale mostra intitolata "La distruzione della quadratura. Luigi Russolo, Francesco Balilla Pratella e l'avventura della musica futurista". All'inaugurazione allo spazio LAMeC (piano terreno della Basilica Palladiana), dove è allestita l'esposizione, hanno presieduto i curatori Pietro Verardo e Riccardo Brazzale e Eda Pratella, figlia del compositore. La mostra vicentina non arriva in ritardo ma giunge con puntualità poiché il campo di cui si occupa - la musica futurista - ebbe la sua data di nascita un anno dopo il Manifesto marinettiano, con uno specifico "Manifesto dei musicisti futuristi", scritto da Francesco Balilla Pratella e pubblicato l'11 ottobre 1910.
Nel documento l'autore, in linea con il futurismo di Marinetti, disprezza i conservatori, le accademie, i licei e i critici musicali, nonché tutto l'ambiente vicino all'opera lirica tradizionale incentrato sul divismo, con un attacco, quindi, alla rievocazione musicale classica o antica a favore di nuove e più moderne musiche. A questo manifesto ne segue un secondo "tecnico", redatto l'11 marzo 1911 sempre da Pratella, in cui si teorizza l'uso di un unico "modo cromatico atonale", oltre che una maggiore libertà nell'uso del ritmo, della scrittura polifonica, delle forme e dell'universo timbrico. Proprio su quest'ultimo aspetto arriva l'apporto fondamentale di Luigi Russolo, primariamente pittore, che associa l'esperienza musicale alle nuove conquiste della tecnologia: il motore, l'auto, l'aereo, l'elettricità, la fabbrica, il treno. Con questa visione (ben delineata nel manifesto "L'arte dei rumori") Russolo inventa una serie di strumenti musicali che egli stesso chiama "intonarumori" (il primo è del 1913). Essi, più concretamente, sono delle macchine musicali che riproducono i rumori della vita moderna (chiamati, per questa ragione, rombatori, ronzatori, frusciatori, scoppiatori, ululatori...): oggi gli originali non esistono più, ma il prof. Pietro Verardo, che ha dedicato tutta la vita allo studio di questi manufatti, ne ha ricostruito diversi esemplari - che saranno presenti nella mostra vicentina - seguendo i dettami e le stesse indicazioni di Russolo.
Allo spazio LAMeC, inoltre, saranno esposte alcune opere pittoriche, disegni, sculture, dovuti ad artisti del calibro di Boccioni, Balla, Licini, Viani, Fumi, Rambelli: tutti personaggi che ruotavano attorno a personalità come Marinetti o, proprio, Francesco Balilla Pratella, il vero, autentico musicista futurista di quegli anni. Ecco che una stanza del LAMeC sarà dedicata alla ricostruzione dello studio di Balilla Pratella, oggi ancora perfettamente conservato nella casa dove vive la figlia Eda a Ravenna. Non mancherà infine una sezione dedicata alla corrispondenza fra i grandi esponenti del futurismo, tra cui Boccioni, Papini, Marinetti e gli stessi Russolo e Pratella.
E il titolo della mostra, "La distruzione della quadratura", è in fondo un omaggio a Pratella (infatti è lo stesso titolo di un suo libro del 1912) e alla sua dissacrante volontà di aderire a un movimento che, tanti anni prima del '68, si mostrava davvero contro ogni accademismo e inquadramento culturale. Insomma, contro ogni quadratura.
La mostra - per la quale è stato realizzato un catalogo con gli scritti, fra gli altri, di Pietro Verardo sulla figura di Russolo e di Nicola Babini sulla personalità di Balilla Pratella - resterà aperta dal 1° al 23 maggio.

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