Quando la pensione è vicina c’è la soluzione «Obiettivo Tfr»

Una dottoressa di 54 anni, medico professionista della Asl, ha un reddito annuo di 90mila euro e ha già versato 24 anni di contributi. Potrebbe andare in pensione nell’aprile 2015 con 31 anni di contribuzione complessiva con una pensione di vecchiaia di 63.700 euro che corrisponderebbero al 59,8% della sua ultima retribuzione annua stimata. Certo l’importo di pensione stimato rappresenta un buon vitalizio: pensare di dover vivere con un assegno mensile di 5.300 euro non dovrebbe rappresentare una prospettiva poco incoraggiante. Tuttavia se la dottoressa qui esaminata volesse mantenere un tenore di vita ancora più vicino a quello consentitole dall’ultimo stipendio dell'Asl prima della pensione, dovrebbe prendere in considerazione di integrare l’assegno Inps con un fondo pensione. Considerando che le restano meno di 7 anni di attività lavorativa, la prima scelta è quella di optare per la linea «Obiettivo Tfr» che consente di beneficiare dei vantaggi fiscali della pensione integrativa e di ottenere rendimenti in linea con quelli conseguibili tramite la rivalutazione del Trattamento di fine rapporto. Ad esempio versando 20mila euro all’anno, pari al 22,2% della sua attuale retribuzione, il medico del caso qui esaminato riuscirebbe a garantirsi una rendita netta integrativa rivalutata di 4.300 euro: sommando i due importi, quello relativo alla pensione di vecchiaia (63.700 euro) con quello della rendita integrativa (4.300 euro), si arriverebbe a quota 68.100 euro di pensione complessiva pari al 63,9% dell’ultimo reddito stimato nel 2015.
La dottoressa potrebbe anche optare per due soluzioni alternative, fermo restando l’obiettivo di conseguire nell’aprile 2015 lo stesso importo di rendita netta integrativa di 4.300 euro. Il primo consiste nel versare 21mila euro all’anno nella linea di garanzia: un costo maggiore per ridurre ancora di più eventuali rischi. Il secondo, invece, è di versare 19mila euro nel comparto pensionistico azionario: un risparmio di mille euro all’anno accettando però il «pericolo» connesso a qualsiasi prodotto che scommette prevalentemente sulla Borsa.

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