Quel piccolo ministero che oscura le buste paga

Il ministero delle Politiche agricole è la fenice dei dicasteri italiani: è uno dei due ministeri che è risorto dalle proprie ceneri dopo essere stato abrogato per volontà popolare, attraverso un referendum, nel 1993.
Il suo compito istituzionale è di tutelare e promuovere l’agricoltura italiana, compito delicato soprattutto nei confronti delle politiche europee, determinanti per il settore. L’Unione europea infatti sostiene a suon di milioni l’agricoltura degli Stati membri. Un flusso di denaro che transita attraverso l’Agea, leggi Agenzia per le erogazioni in agricoltura. In sostanza è l’«organismo pagatore» che distribuisce agli agricoltori i fondi europei.
Un’altro ente che opera su delega del ministero e di cui riportiamo gli stipendi in questa pagina è l’Ense, Ente nazionale per le sementi elette, che si occupa di effettuare i controlli e le certificazioni delle sementi previste dalla norma comunitaria. O meglio si occupava: è stato abolito dal decreto anticrisi e accorpato, ovviamente tra le proteste del centinaio di dipendenti, all’Inran, ente collegato del ministero per le Politiche agricole.
I dirigenti del dicastero non sono molti, e diversi ricoprono più incarichi ad interim. Nel sito web però, gli stipendi sono riportati in modo particolarmente oscuro. Anziché elencarli tutti in un’unica tabella, viene pubblicato un prospetto delle retribuzioni teoriche, senza attribuirle a ciascun dirigente. Per rintracciare gli stipendi di ciascuno, bisogna consultare invece i curriculum e arrivare all’ultima riga. E buona parte mancano del tutto.
Gli stipendi rintracciabili sono poi stranamente quasi tutti inferiori a quelli teorici. Ma ci sarà sicuramente una valida spiegazione, seppur non spiegata dal sito. Altrimenti che operazione trasparenza sarebbe?

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