Quel «professore» del Cinquecento che «tagliò» la bellezza di dieci giorni

Si celebra al Collegio Romano il matematico gesuita Cristoforo Clavio, «inventore» del calendario gregoriano e «giudice» delle osservazioni astronomiche di Galileo Galilei. Decise che si sarebbe passati da un giovedì 4 ottobre 1582 al venerdì 15 ottobre 1582. Il cratere più grande della Luna è a lui dedicato

Cristoforo Clavio, chi era costui? Non un Carneade qualsiasi, o forse sì, dipende dai punti di vista. Contrariamente al filosofo scettico citato da Manzoni nell'ottavo capitolo dei Promessi sposi, però, questo personaggio ignoto ai più vive ogni giorno nel nostro calendario. Una «sua creatura» in senso letterale. Fu infatti proprio Clavio, gesuita bavarese di nascita, matematico ai suoi tempi insigne («l'Euclide dei tempi nostri», lo definì il Pontefice) capo della speciale commissione istituita da Papa Gregorio XIII per la modifica del calendario Giuliano. Una «riforma» non indolore, come vedremo, che ha a che fare con il «furto» di dieci giorni della nostra storia. Dieci giorni «spariti» che (non) sconvolsero il mondo.
Ma Clavio fu anche curioso di osservazioni astronomiche e, da fedele assertore del sistema tolemaico, incaricato di giudicare l'attendibilità delle scoperte di Galileo Galilei, con il quale si era incontrato e si tenne in contatto a lungo. Ed è proprio sulla base di questo rapporto scientifico che il liceo più prestigioso di Roma, l' «Ennio Quirino Visconti» ha deciso di riscoprire il matematico dimenticato, celebrandone il quarto centenario della morte (che avvenne il 12 febbraio 1612). Così, proprio nei luoghi delle sue osservazioni, il Collegio Romano che fu centro studi dei gesuiti, sede del «Visconti», oggi pomeriggio dalle 17 alle 21 si terrà un seminario e una speciale sessione di osservazione astronomica (in collaborazione con l'Osservatorio di Roma), aperta a ragazzi, genitori, professori. Un modo per verificare de visu quanto Galileo avesse ragione, e quanto Clavio - che pure aveva in odio il copernicanesimo - amasse la verità. Al punto da dover rendersi conto del proprio torto e di complimentarsi con Galilei. Anche se per il resto della vita cercò il modo di conciliare le scoperte astronomiche con il sistema tolemaico e le Sacre Scritture.
Promotrice dell'iniziativa, la nuova preside del «Visconti», Clara Rech, che propone questo ciclo di celebrazioni come un esempio del tipo di scuola «aperta e partecipata» che ha in mente. «Abbiamo il privilegio di lavorare e studiare in un ambiente così carico di storia - spiega - e pensiamo che essere consapevoli di abitare gli stessi spazi, calcare gli stessi scenari di personaggi come Cristoforo Clavio, Roberto Bellarmino, Ugo Boncompagni (Papa Gregorio XIII, ndr) sia per tutta la nostra comunità scolastica un'occasione d'oro. Riscopriamo radici cui ancorare l'azione del presente».
Altra storia assai curiosa, centrale nella vita del bavarese Clavio - il cui vero nome pare fosse Schlussel, chiave, latinizzato in Clavus - fu appunto quella del calendario e dei dieci giorni spariti.
Come si ricorderà, Giulio Cesare aveva introdotto nel 46 a.C. un calendario che era ancora in uso all'epoca di Papa Gregorio XIII. Senonché, esso portava a un continuo slittamento della data degli equinozi, tanto che non coincidevano più con le date loro assegnate del 21 marzo e 21 settembre. Il problema era particolarmente sentito dalla Chiesa perchè la data della Pasqua veniva calcolata a partire da quella dell'equinozio primaverile e la Chiesa temeva che la Pasqua non potesse più essere celebrata nel periodo indicato dal congresso di Nicea. Per questa ragione, nel 1579, fu istituita una commissione di esperti matematici, di cui Clavio era a capo, allo scopo di correggere l'errore a ogni costo. Si può immaginare quanta pena affliggesse i «professori» dell'epoca per un mandato pari a quello dei nostri contemporanei Monti e C.: «riuscire o perire».
Al termine di faticose sedute matematiche sulle cosiddette Tavole prussiane, dopo innumerevoli discussioni di taglio filosofico-religioso (ma anche pratico), la commissione di Clavio suggerì che il 4 ottobre 1582 venisse seguito dal 15 ottobre 1582, con il «taglio netto» di ben dieci giorni di calendario. Dieci giorni spariti nel nulla. Mai nati, anzi sospinti nel buco nero del tempo per «cause di forza maggiore». Scrisse Clavio: «Per riportare perciò l'equinozio di primavera alla sua data anteriore, che i padri del Concilio di Nicea fissarono al dodicesimo giorno prima delle calende di aprile , prescriviamo e comandiamo per quanto riguarda il mese di ottobre dell'anno 1582 che siano tolti dieci giorni, dal terzo giorno prima delle none al giorno prima delle idi compresi». Si evitò, in questa abolizione di giorni, di scompigliare i giorni della settimana: al giovedì 4 ottobre 1582, ultima data del calendario giuliano, seguì perciò immediatamente il venerdì 15 ottobre. Ma anche allora le critiche furono spietate, tanto da costringere Clavio a dedicare ben cinque ponderosi libri alla difesa dei suoi calcoli. In particolare, egli spiegò che nella scelta del mese non c'era niente di misterioso: ottobre era semplicemente il mese con meno feste religiose, e perciò un'omissione di giorni in quel mese comportava un minimo di scompiglio per la Chiesa. E, a suo dire, anche per il mondo degli affari erano i giorni di «minor trambusto».
Dal punto di vista matematico, Clavio stabilì anche che dovessero essere considerati anni bisestili soltanto quelli esattamente divisibili per quattro, con la condizione che le date terminanti con un doppio zero sarebbero state bisestili solo se divisibili per quattrocento (in base a tale criterio, ad esempio, l'anno 2000 è stato un anno bisestile, mentre l'anno 2100 non lo sarà).
Queste regole, introdotte a partire dal 1582 durante il pontificato di papa Gregorio XIII (da cui il nome «calendario gregoriano»), sono precise al punto da non dover richiedere mutazioni per ancora qualche centinaio d'anni, e tuttora in uso.
Grazie proprio alla sua instancabile difesa del calendario voluto fortissimamente dal Papa, Clavio si guadagnò un posto rispettabile nella storia della scienza. Tanto che il cratere più grande della Luna porta il suo nome.
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