(...) risparmiare le corde vocali. Ma, probabilmente, sotto sotto, sapevano benissimo che non avremmo mai ubbidito. E, soprattutto, che loro avrebbero essere voluto al nostro posto. Tornare bambini.
La vita è una ruota che gira e oggi nei panni di quelli che strillano senza convinzione ci siamo io e mia moglie Loredana (lei, in realtà, più gioiosamente severa di me) e nei panni di quelli che più si bagnano, più si inzaccherano e più sono felici, ci sono Federico, Francesco e soprattutto Filippo, il più piccolo, che nelle pozzanghere prenderebbe la residenza. Salvo poi guardarti, con la sua faccia da impunito, e dirti angelicamente: «Papà, mi sono bagnato...».
Basterebbero queste emozioni, basterebbe questo ricordo, a dare un senso alle nostre giornate, a ripagarci di tutto. Cè dentro tutto: cè dentro Dio, cè dentro lamore per tua moglie, per i tuoi figli, per la vita. Tutto, appunto.
Chiaro che, quando ho letto le note di scena di Rain - lo spettacolo in scena al teatro Modena di Sampierdarena sabato e domenica - mi sono emozionato. Perchè ci ho trovato dentro proprio quelle sensazioni. Le parole di Daniele Finzi Pasca sono le mie parole: «Amo ancora quella sensazione di libertà, le scarpe piene dacqua, i vestiti inzuppati, i capelli fradici...Le cose più inaspettate venivano dal cielo: messaggi, segni, promesse...».
Parole che sembrano la fotografia anche di altri cieli, non solo quelli della pioggia gioiosa dei temporali primaverili. Il cielo sopra Genova, venerdì scorso, ad esempio, era un planetario a cielo aperto: stelle cadenti, carri, orse in un blu scurissimo e tersissimo. E, se solo Rain riuscisse a rendere un centesimo di queste emozioni ci troveremmo di fronte a un capolavoro, qualcosa per cui correre a comprare i biglietti.
Le probabilità sono altissime. Anche perchè Rain, sottotitolo Comme une pluie dans tes yeux, come la pioggia nei tuoi occhi,- messo in scena dalla compagnia canadese del Cirque Eloize - fa parte di una trilogia che ha le emozioni nel Dna. Il primo testo, Nebbia, è andato in scena proprio allArchivolto due anni fa, la terza parte è Nomades. E ogni volta sul palco va qualcosa di straordinario, a metà strada fra il circo senza animali, il teatro, la musica, la danza e lacrobazia virtuosistica, dai trapezi alle corde, dai tessuti al tappeto elastico, dai trampolini alle contorsioni, alla giocoleria... E un po di tutto questo e nulla di tutto questo, visto che ne esce unarte inedita e affascinante, maliarda, totale.
Sempre dalle note di regia: «Rain è pervaso da un sentimento particolare, una sorta di nostalgia, come un insolito bisogno di ritornare nella casa in cui un tempo viveva la tua famiglia, dove sono le tue radici. A casa nostra chiamavamo questa bellissima e dolce malinconia che si prova mentre si guarda il tramonto pioggia negli occhi. Voglio che questo spettacolo sia come una carezza, semplice, diretta, piena di sensualità e di tenera speranza».
Non lho ancora visto. Ma, messa così, può essere lo spettacolo della vita.