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Quell’impero «d’acciaio», da Bobbio a Kiev

Marco Tronchetti Provera apre «casa Pirelli» alla famiglia Malacalza. L’ingresso avverrà tramite le porte della holding Camfin, di cui gli imprenditori genovesi si sono impegnati a rilevare da subito il 3,5% del capitale dalla cassaforte Gpi, a sua volta controllata da Tronchetti: 12,2 milioni il prezzo pattuito, pari a 95 centesimi per azione (contro i 26,3 cent segnati ieri sera in Borsa). L’acquisto del pacchetto del 3,5% è però solo la prima tappa del riassetto della galassia Pirelli. I Malacalza (attraverso la holding Hofima) saliranno progressivamente al 10% di Camfin a suggello di un fidanzamento industriale che se porterà i risultati sperati potrebbe proiettarli entro 18 mesi al 25% del capitale. Subito alle spalle di Gpi che a quel punto rinuncerebbe alla maggioranza (53,8% la quota attuale) ma non al controllo.
L’annuncio è arrivato a Borsa chiusa ma Piazza Affari ha anticipato le mosse di Tronchetti spingendo Camfin (+4,37%) e Pirelli (+4,16%, promossa da Deutsche Bank) mentre Pirelli Re (-6,63%) ha pagato i termini molto diluitivi annunciati giovedì per l’aumento di capitale.
Contemporaneamente Camfin ha ufficializzato l’aumento di capitale da 100 milioni (70 milioni in azioni entro dicembre, 30 milioni warrant esercitabili nel 2011). Ed è tramite questi «ganci» che i Malacalza si arrampicheranno al 10% con uno sforzo stimabile intorno ai 20 milioni: coprendo in caso di bisogno l’eventuale inoptato, oppure acquistando titoli in Piazza Affari.
Una soluzione, quella di ricapitalizzare Camfin, utile per rimediare al peso dei debiti, in gran parte ereditati dell’era Telecom Italia, che continuano a gravare sulla galassia Tronchetti. Tanto che Camfin non distribuirà dividendi fino al 2011, come previsto dall’accordo con le banche che nel frattempo hanno anche sbloccato un nuovo finanziamento da 420 milioni per sostituire quelli esistenti (l’advisor è Mediobanca). Le banche non chiederanno il rimborso delle rate in scadenza dei finanziamenti in essere fino a dicembre 2009 e Camfin cederà le quote in Pirelli & C non apportate al patto, se a metà del 2012 il debito non sarà sceso come concordato.
Quanto alla governance Gpi (61,4% Tronchetti, 30,7% Puri Negri, 5% Alberto Pirelli, il resto in mano a una fiduciaria) e Hofima stipuleranno un patto parasociale e la famiglia genovese avrà un posto nel cda Camfin (che passa da 12 a 15 seggiole). Se poi Hofima salirà al 20% o al 25%, sarà negoziato un nuovo patto.
Dettagli finanziari a parte, per Tronchetti quello di ieri è un passo industriale: i Malacalza hanno interessi che spaziano dall’alta tecnologia alle costruzioni, dall’impiantistica all’acciaio. L’ingresso di Hofima, sottolinea il gruppo, rafforzerà la componente industriale di Camfin e porrà le basi per iniziative congiunte come la realizzazione di impianti per la produzione di energia, la trasformazione dei rifiuti in combustibile, attività di ricerca e sviluppo connesse ai parchi solari, di bonifica delle aree industriali, lo sviluppo di attività in Cina, Russia e altri Paesi, la carpenteria per grandi infrastrutture e lo sviluppo immobiliare. Ulteriori snodi dell’alleanza potrebbero essere Pirelli Ambiente e Pirelli EcoTechnology, di cui Camfin si è impegnata a cedere il 49 per cento. Nel caso i prossimi 18 mesi si risolvessero in un inaspettato «divorzio», Gpi potrà invece richiamare il primo 3,5% venduto a Hofima mentre il resto sarebbe ceduto sul mercato.

«Fa parte del nostro retaggio imprenditoriale costituire partnership durature», ha commentato Vittorio Malacalza. Mentre Tronchetti ha indicato che «il rafforzamento patrimoniale e la partnership strategica» consentiranno a Camfin «di guardare con ottimismo al futuro».

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