Quelle amnesie di Penati sulla Serravalle

(...) cioè, fra azionisti per tenere la maggioranza. Slealtà a parte, le azioni del Comune, non essendo più necessarie per formare la maggioranza, perdono almeno il 30% del valore. Da qui il ricorso di Albertini alla Corte dei conti che ora dà ragione al Comune. Ma Podestà - e non è il solo - ha dei sospetti sul vero senso di quella vicenda: «Ricordo solo che dopo quell'operazione il Gruppo Gavio tentò di partecupare alla fallita scalata di Bnl con Unipol»; quella, per intenderci, della famosa telefonata di Fassino «Allora, abbiamo una banca?». Penati, naturalmente, nega. Anche se non si capisce come faccia ad affermare che «quei 238 milioni non furono utilizzati da Gavio per l'assalto a Bnl».
Per Penati, invece, l'operazione ha una utilità pubblica, visto che «in questi anni la società ha aumentato gli investimenti». Fa anche qualche esempio: «Dopo l’acquisizione della maggioranza abbiamo eliminato lo “svincolo della morte” della tangenziale Est, quello di viale Forlanini». Ma in reltà quell'intervento era già stato deliberato e finanziato in precedenza. Penati cita anche il ruolo di Serravalle in operazioni come la Pedemontana e la Tangenziale Est esterna. Ma chi impediva alla Serravalle di fare investimenti col precedente patto di sindacato? Il Comune? Penati non lo spiega ma dice che «quel patto di sindacato era destinato a fallire» perché Palazzo Marino voleva vendere le sue quote. Bene, e allora, mi chiedo, perché Penati, se ci teneva tanto ad avere la maggioranza di Serravalle, non ha comprato la azioni del Comune anziché quelle di Gavio? Le avrebbe certamente pagate meno. Perché un'amministratore di sinistra non ha privilegiato un socio pubblico che invece ha finito per danneggiare, e che ora può chiedere di essere risarcito, come sostiene la Corte dei conti?
In realtà sono ancora molte le cose che Penati non spiega, a cominciare dal ruolo del suo partito nell’operazione, se è vero che Gavio si rivolge a lui per la prima volta dicendogli: «Mi ha dato il suo numero di telefono l'onorevole Bersani», come risulta da una intercettazione telefonica del 5 luglio 2004. Oggi Penati è il capo della segreteria di Bersani.

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