Quelle case affittate a clandestini dove il pericolo ha l’odore del gas

Quando i vigili sono arrivati in quell’alloggio di via Padova, battuta davvero palmo a palmo negli ultimi mesi, l’appartamento era già saturo dal gas sprigionato da un allaccio abusivo. Il tubo della caldaia in cucina era tagliato ed era in corso una dispersione di gas nell'edificio. Per l’Asl hanno letteralmente salvato la vita a 5 persone: tempo 15 giorni sarebbero state avvelenate. Per questo i vigili hanno meritato un encomio. Ma sono diversi i casi del genere. E non è detto che vigili e pattuglie riescano ad arrivare in tempo. L’allarme lo ha lanciato il vicesindaco Riccardo De Corato, titolare della delega alla Sicurezza: «Ci sono tanti stabili a rischio sicurezza per fughe di gas e manutenzione nulla. Se i sequestri non vengono convalidati, temo si possano verificare situazioni come quella di via Lomellina, dove è crollata una palazzina».
Ma dove potrebbe scoppiare la nuova via Lomellina? I quartieri presidiati dalle regole speciali sull’ordine pubblico sono i primi candidati, loro malgrado. Nel quartiere via Padova l’immigrazione nell’ultimo decennio è cresciuta del 340 per cento. I controlli stanno portando a galla una serie enorme di violazioni: affitti in nero a clandestini, degrado, precarie condizioni igienico-sanitarie. E - appunto - caldaie e allacci a rischio esalazioni. Casi emersi anche grazie alle 1.129 schede di autocertificazione depositate da proprietari e affittuari e dalle 82 segnalazioni di irregolarità arrivate dagli amministratori di condominio. Dall’entrata in vigore delle ordinanze nella zona sono state identificate 297 persone. Sei le denunce scattate per impianti a gas non a norma, 18 per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e altre 18 per occupazioni abusive. I clandestini segnalati all’autorità giudiziaria sono 46. Sei quelli arrestati per inosservanza del decreto di espulsione. Nell’ambito di questa «guerra urbana» nel quartiere di via Padova sono 30 le richieste di sequestro degli appartamenti affittati ai clandestini. Trenta denunce della Polizia municipale per cui si attende ancora il riscontro dalla magistratura, che in base alla nuova norma introdotta dal «pacchetto sicurezza» dovrebbero portare alla confisca. Diciassette di questi appartamenti sono in via Clitumno, 10 nella via Padova in senso stretto, 2 in via Pasteur, e uno è in via Ponte Nuovo. Nel quartiere cinese le richieste di sequestro degli appartamenti sono già otto: 5 appartamenti in via Sarpi; due in via Bramante, uno in via Niccolini.
Queste 38 segnalazioni non hanno avuto alcun esito concreto. Perché? Per l’interpretazione restrittiva che la magistratura dà della norma dal «pacchetto sicurezza». Due sono le condizioni da verificare. La prima ha a che fare con l’affitto. Si parla di un affitto «a titolo oneroso» e di «ingiusto profitto». E i giudici ne ravvisano gli estremi solo quando l’affitto pagato dagli inquilini irregolari supera in modo netto i prezzi di mercato. La seconda condizione è che sia il proprietario ad affittare ai clandestini. Quindi nei casi in cui i clandestini siano «ospitati» da un terzo che subaffitta il sequestro non si dispone. Ora De Corato chiede ai magistrati di fare la loro parte: «Se vogliamo impedire le occupazioni abusive che alimentano il circolo delle illegalità dobbiamo tagliare i ponti ai clandestini - dice - e sequestrare degli appartamenti. Su questo chiediamo più collaborazione alla magistratura, che attua un’interpretazione talmente rigorosa da vanificare la nuova norma». Le 30 richieste sono state inoltrate tutte a magistrati diversi. «Così - dice De Corato - si rischia di disattivare anche le ordinanze che verranno analogamente adottate per altri quartieri come via Imbonati o Corvetto».

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