Questa è una Sampdoro: riecco il calcio Anni ’90

Col Siena quarta vittoria. Spogliatoio unito e conti a posto: la formula Garrone è quella di Mantovani. E i tifosi sognano: «Mio papà per Vialli e Mancini, noi per Cassano e Pazzini»

Questa è una Sampdoro: 
riecco il calcio Anni ’90

Genova Sorridete, l’isola felice è tornata. Rieccola lassù in testa alla classifica a braccetto con la Vecchia Signora, lì a svettare con nome e colori che hanno un passato importante e voglia di scrivere pagine nel futuro. Nel calcio che conta sembravano solo ricordi sbiaditi di una parentesi durata un decennio tra la metà degli anni ’80 e ’90 che, quando dicevi Sampdoria parlavi di scudetto e coppa Campioni. La parabola della Sampdoro, nel segno di Paolo Mantovani, sembrava essere svanita con la retrocessione in serie B del 1999. Macché, oggi rivive, con tante analogie in un calcio trasformato, nella gestione Garrone. Riccardo Garrone è l’artefice di questo piccolo traguardo: petroliere genovese che salvò la società dal fallimento rilevandola dopo essere stato vittima di un raggiro. Sei anni fa ha affidato le chiavi della macchina doriana a Beppe Marotta, attuale amministratore delegato e uno tra i più quotati dirigenti sportivi in Europa tanto che il presidente della Juventus Giovanni Cobolli Gigli gli ha fatto una corte spietata prima dell’estate e continua a volerlo nello staff bianconero. Insieme hanno costruito un modello per il calcio italiano: investimento sul settore giovanile, nessun azzardo sul mercato, salary cup per gli ingaggi e prezzi popolari per riempire lo stadio. Parola d’ordine non perdere d’occhio il bilancio per non franare verso il basso.
Oggi la Sampdoria è una macchina ben carburata che funziona a meraviglia in campo e fuori. L’isola felice che tutti i giocatori italiani sognavano di raggiungere, sta tornando. Passa per i piedi di Antonio Cassano e la testa di Beppe Marotta. I due fuoriclasse che la stanno facendo grande. Nel meccanismo si incastra a meraviglia sulla panchina Luigi Del Neri a cui è stata destinata la piccola rifondazione estiva: giovani di valore che ritornano a casa dopo essersi fatti le ossa in serie B, l’asse portante Palombo-Pazzini-Cassano che non si tocca, e qualche elemento mirato il cui arrivo è stato deciso insieme alla società. Il risultato? Centro in tutte le gare ufficiali: cinque vittorie su cinque partite (quattro in campionato e una in coppa Italia) e la testa della classifica tanto da far esclamare all’allenatore, «Non poniamoci limiti». Parole che Del Neri aveva già detto in estate dal ritiro di Moena e che ribadisce legittimamente con forza: «Questi risultati sono meritati - spiega il tecnico doriano -: i giocatori credono in quello che fanno in campo. Ogni reparto gioca affiatato, si aiutano, segno che c’è maturità nella squadra». Spogliatoio unito dove gli atleti sono amici dentro e fuori dal rettangolo verde sotto il segno di un personaggio istrionico come Cassano. Allenamenti a Bogliasco di giorno, cene nei locali genovesi di tendenza la sera. In più un pranzo di squadra settimanale tra staff tecnico e giocatori, tanto per non perdere il vizio di far baldoria anche tra un allenamento e l’altro. Mercoledì scorso, per esempio, è toccato a Tissone pagare il conto finale per farsi scusare dell’espulsione rimediata la domenica precedente a Bergamo.
Piccoli segnali che quell’ambiente dei Pagliuca e dei Vierchowod, dei Vialli e dei Mancini sta tornando. E, a proposito di gemelli del gol, uno striscione in gradinata Sud esemplifica meglio di mille ragionamenti: «Mio papà per Vialli e Mancini, io per Cassano e Pazzini». Sta tutta lì l’analogia con la Sampdoro. Con un pubblico entusiasta che non fa mai pressioni sulla squadra e che si interroga se è meglio vedere i loro beniamini anche in maglia azzurra o fare gli egoisti e tenersi tutto per sé. E qui ecco l’altra analogia, quella tra Azeglio Vicini e Marcello Lippi, due ct guardacaso entrambi ex giocatori blucerchiati che snobbano i talenti doriani: nel ’90 toccò ai gemelli del gol andare a fare le comparse ai mondiali, nel 2010 potrebbe non esserci neanche una convocazione per Cassano e Pazzini. Ma alla Genova blucerchiata adesso importa poco, c’è solo da non farsi venire le vertigini.

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