Questa volta fallisce l'assalto a Villa Certosa

Allora si può. Un servizio di sicurezza solido, decente e ben intenzionato può accorgersi che uno o più fotografi stanno cercando di scattare fotografie all’interno della residenza privata del presidente del Consiglio, può essere consapevole che questo arreca un danno al diritto alla riservatezza, privacy, come la chiamano ormai in tutto il mondo, del padrone di casa, della sua famiglia, dei suoi ospiti, persone private o pubbliche che siano, ancora di più se sono persone pubbliche, magari straniere. Quindi può fermarli, sequestrare le schede di memoria utilizzate, diffidarli, denunciarli a norma di legge.

È successo, non si può che accogliere la notizia come una soddisfazione sia pur tardiva, un tentativo di adeguarsi alle regole e alle pratiche del resto del mondo civile, anche se nello stesso tempo ci tocca constatare che l’ossessione del paparazzo scatenato, magari solo a caccia di quattrini, forse non solo, non demorde. Quattro fotografi, due romani e due milanesi, sono stati infatti trattenuti in caserma dai carabinieri di Porto Rotondo con l’accusa di aver violato la privacy dopo essere stati sorpresi a poca distanza dal confine della proprietà in cui sorge Villa Certosa, la residenza del premier Silvio Berlusconi. Ne hanno dato notizia per primi i quotidiani sardi che riportano i nomi dei quattro: Antonello Tavera e Federico Della Porta, di Roma, Corrado Calvo ed Emanuele Busseti di Milano.

Il risultato non è venuto per caso. Il dispositivo di sicurezza intorno alla residenza estiva del presidente del Consiglio è stato rafforzato dopo la lunga e tormentata vicenda degli scatti di Antonello Zappadu, un signore che per quattro anni di fatto ha immortalato indisturbato il premier e tutti i suoi ospiti, e che tra foto tremende annunciate e foto più banali pubblicate ha avuto più di un quarto d’ora di gloria. Si doveva fare prima? Certamente sull’accaduto restano molti dubbi, anzi la certezza che il presidente del Consiglio non abbia goduto dello stesso trattamento impeccabile di protezione che circonda altri capi di Stato. Avete mai visto una foto dei reali di Spagna in una delle loro residenze? O del presidente francese, Sarkozy, di Angela Merkel, di Barack Obama?

Avete visto foto loro e di altri leader politici mondiali, anche ridicole, anche in pose imbarazzanti, ma sempre in luogo pubblico: una spiaggia, un parco, una barca, un ristorante, un locale. Figuriamoci dei loro ospiti, a loro volta capi di Stato o di governo, che mai devono essere esposti a un rischio di violazione della privacy perché in questo caso fai la figura di un Paese che non rispetta non solo i suoi leader, ma neanche quelli degli altri. Questo avviene non solo perché le strutture di sicurezza dei vari Paesi funzionano meglio, e se qualcuno sbaglia perde il posto, ma anche perché se mai un temerario dovesse riuscire nel suo intento, i giornali non pubblicherebbero immagini ritenute inopportune. Persino i reali più colpiti dal pettegolezzo, quelli inglesi, persino la perseguitata principessa Diana, non sono mai stati sorpresi e ripresi nell’intimità delle loro case.

A Villa Certosa forse da ieri si fa un po’ più sul serio, e i quattro fotografi sono stati bloccati dai Cacciatori di Sardegna, lo squadrone su elicotteri dei carabinieri. Il premier non è in Sardegna, ci sono invece la figlia Barbara Berlusconi con la sua famiglia. Basterà il beau geste a stabilire finalmente delle regole? Vedremo. Intanto il fratello del prode Zappadu, Salvatore, si è così compiaciuto delle imprese del proprio consanguineo da pubblicare un libro, dal titolo, nientemeno, che L'Incubo di Berlusconi. Quasi duecento pagine, che non contengono niente, a parte dichiarazioni roboanti del fotografo, del tipo: «Le mie foto, rispetto a un audio, contengono persone o situazioni che fanno ancora più paura». Oppure: «In quaranta appostamenti non sono mai stato visto. Non mi limitavo a fotografare solo le ragazze nella villa, quando mi annoiavo facevo foto anche alle persone che frequentavano il parco». Complimenti, chissà quanti ragazzini trarranno ispirazione per una futura carriera. Intanto l’aspettiamo in tv a un bel reality.

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