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Queste Olimpiadi "rosa shocking"

Il trionfo che ci riempie il cuore di orgoglio è innegabilmente dipinto di rosa. Non però di un melifluo rosa confetto o cipria, è un rosa shocking pieno e saturo

Queste Olimpiadi "rosa shocking"
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Nel 1896, anno di inizio delle olimpiadi moderne, comincia con un rifiuto. L'altezzoso de Coubertin, pur convinto che lo sport potesse rappresentare un mezzo di educazione e di unione tra i popoli e ridurre i conflitti, non poteva evitare di giudicare lo sport femminile come "la cosa più antiestetica che gli occhi umani potessero contemplare" Per non indisporre il barone e far traballare i suoi rigorosi standard estetici alle donne fu impedito di partecipare ai Giochi. Oggi, 130 anni dopo, stiamo orgogliosamente festeggiando le vittorie di una schiera di ragazze trionfanti e la poltrona del barone come presidente del Cio è stato conquistata da una bionda signora dello Zimbabwe ex campionessa olimpica. Nonostante il divieto proprio nel 1896 una donna greca, tale Stamàta, sfidò le regole e corse la maratona di 40 Km , dopo aver raggiunto Atene dal Pireo con suo figlio in braccio. Purtroppo non riuscì a finire la corsa perché venne arrestata, ma alla luce dell'entusiasmo scoppiato in questi giorni al grido "l'Italia dei record" l'eroica mamma prima partecipante ai giochi diventa splendida allegoria di ciò che sta succedendo per la prima volta sotto i nostri occhi: il trionfo che ci riempie il cuore di orgoglio è innegabilmente dipinto di rosa. Non però di un melifluo rosa confetto o cipria, è un rosa shocking pieno e saturo, dove si mescolano in rara armonia la grazia e il coraggio, la maternità e le ferite, la bellezza e la risolutezza, il pianto e la gioia. I cognomi delle campionesse sono sempre preceduti dall'articolo determinativo femminile, a differenza dei maschi che non ne hanno bisogno. Sono "la Fontana, la Brignone, la Lollobrigida, la Goggia" e per ognuna di loro c'è una storia da raccontare per impreziosire la più "gender balanced" edizione dei giochi. C'è la campionessa di bob che rivendica il diritto a utilizzare "Onlyfans" per sostenere il suo team, c'è quella intervistata dopo la vittoria con uno scalmanato figlio in braccio che disturba la diretta, c'è una presidente che riesce a far rispettare le regole ma non riesce a trattenere le lacrime.

Una radiografia meticolosa del mondo conquistato dalle donne oggi: bello, e faticoso. Non c'è più de Coubertin, ma l'immagine delle medaglie d'oro guadagnate che si rompono precipitando a terra è emblematica: tanta fatica, e non è detto che sia abbastanza.

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