Oggi Mattarella ha cestinato le quote rosa? Celebrando la Giornata della donna, ha detto: “La presenza femminile nelle professioni o nelle istituzioni non è una questione di quote: è il segno di una Repubblica che riconosce e valorizza tutte le energie migliori di cui dispone. La Repubblica ha dato molto alle donne. Le donne hanno dato molto alla Repubblica e l'equilibrio non è ancora alla pari”. Lo diciamo a quelli che “senza quote rosa non avremo mai la parità?”.
La storia della bambina morta durante un campeggio parrocchiale, annegata a causa di un braccialetto sbagliato, mi colpisce. Perché nel tempo libero mi occupo di attività per i bambini. E so quanto può essere facile sbagliare, dimenticarsi un dettaglio, incappare in un errore banale ma pericoloso. Quei ragazzi rischiano sette anni di carcere per omicidio colposo e magari erano dei volontari poco più che maggiorenni. La morte di una bambina è tremenda. E chi sbaglia paga. Ma occhio a non rendere impossibile la vita a chi realizza queste attività o, presto, gite e centri estivi non esisteranno più.
Cinque calciatrici iraniane, donne, hanno chiesto asilo all’Australia perché temono di dover tornare nel loro Paese e di pagare l’aver rifiutato di intonare l’inno della Repubblica Islamica. Però i Pro Pal nostrani mandano le condoglianze per la morte di Ali Khamenei. Mah.
Il Tribunale dell’Aquila se la prende per le critiche ricevute da più parti sulla Famiglia nel Bosco. Parla di toni “aggressivi”, se la prende — senza citarla — con la premier Meloni, che parlava di decisioni “ideologiche”. La verità però è che questo caso appare “normale” solo ad assistenti sociali e tribunale. Eppure vanno avanti. Insistono. Convinti che, scrivono testualmente nella loro nota, le loro decisioni tanto siano “eventualmente sindacabili nei successivi gradi di giudizio”. Solo che nel frattempo quei bambini sono mesi che stanno separati dal padre. Per altri mesi resteranno senza la madre. Il tempo passa. Il trauma cresce. Poi magari tra cinque anni l’appello andrà in porto, cancellerà tutto, ma non potrà riportare indietro il tempo che quei bimbi dovrebbero vivere con i loro genitori.
Il dramma della Famiglia nel Bosco, stando a quanto dice lo psicoterapeuta che li segue, è che nessuno si è preoccupato di avvicinare i bimbi alla separazione dalla madre. Scusate: ma se dite che il compito del tribunale e della casa famiglia è quello di garantire la tranquillità e il benessere dei bambini, non avreste dovuto almeno preparare questo addio in qualche modo?
Le grida di quei bambini quando la madre deve allontanarsi dalla casa famiglia dovrebbero dire tutto. Invece il sistema burocratico-giudiziario, incapace di tornare sui propri passi, procede spedito. Spero di non trovarmi mai in una situazione del genere. O impazzisco.
Quindi da Khamenei padre a Khamenei figlio. Almeno non bisogna ristampare la targhetta dell’ufficio. Ah, la democrazia.