Leggi il settimanale

Ci hanno chiamato da La7, il delirio dell’Anpi e Lilli Gruber: quindi, oggi…

Quindi, oggi…: Meloni da Fedez, il video della Salis e Annalisa

Ci hanno chiamato da La7, il delirio dell’Anpi e Lilli Gruber: quindi, oggi…
00:00 00:00

- Avevo scritto delle cose, ma il dio dei giornalisti oggi ha voluto punirmi e ho perso tutto. Quindi devo rifare daccapo.

- Visto che, a quanto pare, dalle parti di La7 leggono questa nostra indegna rubrica — e me ne compiaccio, anche se forse non meritiamo cotanta attenzione — è mio dovere approfondire quanto scritto un paio di giorni fa dopo la piazzata di Lilli Gruber, Corrado Formigli e Massimo Giannini contro l’intervista alla Meloni andata in onda a Rete4. Sintetizzo: il trio delle meraviglie accusava Rete4 di aver fatto una mirabolante e indegna campagna per il Sì, senza lasciare spazio al No. E in effetti ieri l’Agcom ha ordinato alla rete Mediaset di riequilibrare le posizioni, vista la sottorappresentazione (che brutta parola) del No, mentre ha promosso La7. Lo metto agli atti. Ne prendo atto. Ma resta il fatto che, pur avendo archiviato la posizione di La7 per il periodo di monitoraggio di marzo, la rete di Cairo era comunque stata redarguita per il precedente ciclo di monitoraggio. Diciamo quindi che siamo 1 a 1 e palla al centro. Aveva senso, però, fare la morale alla rete avversaria se, poco prima, la tua stessa tv era stata pizzicata dall’Agcom?

- Comunque ieri mi chiedevo: ma perché il fronte del No convoca le manifestazioni a metà pomeriggio? Ma questi lavorano mai?

- Poi ho visto i video della (poca) gente presente in piazza e ho capito: vista la quantità di bandiere della Cgil, probabilmente la gran parte è sindacalista. O pensionata.

- Il presidente dell’Anpi lancia il suo appello per il No. Ve lo incollo perché merita. Questi sono ancora convinti di combattere il Duce, meriterebbero una pernacchia. E invece, purtroppo, diamo loro ancora un certo peso:

- “Sono sotto tiro i diritti conquistati nelle montagne”, “Tutti voi, tutti noi rappresentiamo donne e uomini, giovani e anziani, meridionali e settentrionali, tanta parte dei tanti mondi del nostro bellissimo Paese — ha detto il presidente Pagliarulo —: i mondi delle istituzioni democratiche, del lavoro, delle professioni, delle arti e dei mestieri, della cultura, della scienza, dello spettacolo, i mondi delle famiglie disagiate, dei poveri, degli emarginati, degli esclusi, degli invisibili, della moltitudine senza volto e senza voce. Siamo il popolo grande e tranquillo che dice ‘No’ al rischio di una deriva autoritaria. Per questo siamo orgogliosamente e pacificamente resistenti; e sappiamo che, come dopo ogni notte sorge un’alba, come dopo ogni risacca c’è una nuova onda, così dopo ogni resistenza ci sarà una liberazione. E una liberazione ci sarà”.

- Ma dove hanno imparato a dire tutto per non dire niente?

- Vi svelo un segreto: la riforma della giustizia non trasformerà l’acqua in vino. Se votate Sì, domani non avrete le rose fiorite, il prato perfettamente tagliato, la lavastoviglie nuova e nemmeno migliori prestazioni a letto. E probabilmente — dico probabilmente — ci ritroveremo comunque a criticare sentenze assurde, battaglie ideologiche dei magistrati contro i centri di rimpatrio in Albania, inchieste finite nel nulla, arresti roboanti e mastodontici errori giudiziari. Però — dico però — è indiscutibile che, allo stesso modo, se vincesse il Sì non arriveranno neppure le cavallette, le piaghe d’Egitto, nessun magistrato sarà sottoposto al governo, i mafiosi continueranno a essere perseguiti come tali, la massoneria deviata continuerà a essere tale e non conquisterà il mondo, non ci saranno recrudescenze maschiliste, svolte autoritarie o squadracce nere in giro per le città.

- In fondo questo referendum è molto, molto più semplice di come ve lo hanno raccontato. Dentro l’urna elettorale dovete chiedervi: è logico, oppure no, che accusatore e giudice terzo facciano parte di due famiglie diverse anziché provenire dalla stessa parrocchia? È corretto, oppure no, che a giudicare il loro avanzamento di carriera e il loro comportamento professionale sia un’Alta Corte deputata allo scopo, tenuto conto che questi hanno in mano la libertà e la vita di tutti noi normali cittadini? È corretto, oppure no, che, dopo lo scandalo Palamara e la degenerazione delle correnti, si cerchi un correttivo (grazie al sorteggio) a un sistema che ha dimostrato incapacità di autoregolarsi?

- In fondo — dico in fondo — quando la politica s’intascava senza ritegno i finanziamenti pubblici abbiamo cercato un correttivo. E quando il grillismo considerava troppi i parlamentari per il lavoro che svolgono, chi oggi urla al “non bisogna modificare la Costituzione” non si è mica opposto al taglio di onorevoli e senatori. Possibile che solo il terzo potere dello Stato, quello giudiziario, debba essere considerato composto da santi e apostoli, dunque da ritenersi sempre nel giusto e quindi irriformabile?

- Ecco. Vada come vada, lunedì pomeriggio forse avremo ancora errori giudiziari, liti e scontri magistratura-politica. Ma una cosa è certa: se vincerà il No, si radicherà per sempre il mito della “Costituzione più bella del mondo”, una delle più grosse fake news della storia, e la trasformerà in un Vangelo irriformabile. Salvo, ovviamente, che a metterci le mani sia la maggioranza di sinistra. Facciamoci una pensata.

- La differenza tra il calcio italiano medio (escluso l’Inter, che comunque negli ultimi anni è arrivata in alto) e quello europeo sta tutta in quel 10 a 2 in due partite rimediato dall’Atalanta in Champions League. Forse è meglio appassionarsi al curling.

- Io vorrei spendere due parole in difesa del parlamentare Zaffini, di FdI, messo alla gogna per aver detto che la magistratura è come un cancro. Piccolo problema: non ha detto questo. Ha detto che “finire nelle grinfie della magistratura” è “peggio che se ti diagnosticano un cancro”. E, fatta salva la non magistrale capacità di farsi capire, non ha detto niente di così sconvolgente. L’ansia che assale chi viene indagato dalle procure, magari senza motivo, è proprio quella che può assalire chi sta combattendo un tumore e non sa che ne sarà della propria vita. Non mi sento di metterlo alla gogna, salvo chiedergli di imparare a esprimersi meglio.

- Grande fan da sempre di Annalisa, lo dico e lo confesso, anche da uomo sposato. Il problema non è la sua svolta sexy, che oggi qualcuno le rimprovera e che lei difende con fare un po’ femminista. Il problema è che le sue ultime canzoni si somigliano tutte e hanno perso la magia di un tempo. Ora somiglia sempre più a un’Elodie un po’ meno sexy.

- Io non so se vi rendete conto di quanto sia clamorosa la storia raccontata da Simona Sparaco su Woodcock. In sostanza il pm aveva accusato il padre di aver corrotto il direttore generale dell’Inail regalandogli una casa. Sapete qual è il problema? Che l’immobile doveva essere a Monteverde, “in una strada che semplicemente non esisteva”. Cioè, chiedo: ma questi arrestano prima di verificare se le soffiate che ricevono sono fondate oppure no?

- Volete sapere qual era la soffiata? Questa: “Io forse ho sentito dire che Luigi Sparaco avrebbe regalato una casa al direttore generale dell’Inail…”. FORSE. Capito? FORSE.

- E vi rendete conto che il Gip che avrebbe dovuto scarcerare il padre l’ha lasciato lì perché doveva andare in vacanza? È mai possibile che i tribunali non riescano a organizzarsi per avere udienze di scarcerazione ogni benedetto giorno dell’anno, senza chiudere i battenti per le vacanze? Lasciare un innocente in carcere per 10 giorni mentre ti fai il bagnetto al mare è qualcosa di insopportabile.

- Ho visto questo video di Ilaria Salis in partenza per Cuba, in cui l’uomo che la accompagna le dice “vai” per iniziare il video e poi la invita a guardare la strada invece che la telecamera, visto che sta guidando. Ora.

Io non voglio insegnare il mestiere a nessuno. Ma possibile che, dal lauto stipendio da eurodeputata, non si riesca a tirar fuori una cifra decente per un social media manager di livello? Chiedo per un amico, eh…

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica