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Una cosa non va sugli audio di Garlasco, calma su Sempio e Giannini: quindi, oggi…

Quindi, oggi…: le rivelazioni sul delitto di Chiara Poggi, il segreto delle indagini e Minetti

Screen Quarto Grado
Screen Quarto Grado

- Storia molto succulenta. Il New York Times è stato citato in giudizio dall’agenzia federale Usa per i diritti civili perché, stando alle accuse, avrebbe preferito promuovere una donna “meno qualificata” al posto di un uomo bianco per soddisfare gli obiettivi di “diversità”. Il quotidiano nega le accuse. Ma l’idea che inizino i processi contro il “razzismo al contrario” (promuovere donne e minoranze etniche in barba al merito) mi fa divertire un mondo.

- Giorgia Meloni condivide una sua foto fake in sottoveste per denunciare la pratica dei deepfake. Il fatto che qualcuno ci creda non mi sorprende: in fondo il mondo è pieno di terrapiattisti, quindi perché stupirsi se non verificano l’origine di un’immagine che circola sui social? Non oso immaginare quanti dettagli immaginari, messi lì solo per colorare un po’ i pezzi, si inventassero i corrispondenti o gli inviati di un tempo in zone remote del pianeta, quando ancora non esistevano gli attuali sistemi di comunicazione in grado di sbugiardarli nel giro di un amen. Eppure la gente ci credeva, eccome se ci credeva. Quindi: chi si stupisce è un allocco.

- Resto invece sorpreso dalla reazione di DiMartedì e di Massimo Giannini. Fossi stato in Meloni avrei fatto quel post? No. Però di solito, ogni volta che una donna denuncia catcalling, avance fuori luogo o uso improprio del corpo femminile, subito tutti urlano contro il patriarcato e l’orrore maschile. Adesso che capita a Giorgia, invece, per Giannini è solo l’ennesima dimostrazione che la premier fa la vittima e cerca un nemico (ma poi chi, scusa?). E pensare che sono gli stessi che difendono i martiri Saviano e Scurati ogni volta che qualcuno osa contestarne ragionamenti o discorsi. Mah, abbiate almeno un po’ la decenza di fingervi equilibrati nelle vostre analisi.

- Non che noi qui siamo molto equilibrati. Ma almeno cerchiamo di non fare figli e figliastri, ecco.

- Quando dico che Trump va preso sul serio ma non alla lettera, lo dico anche per Papa Prevost. Non che Leone debba leggere questa indegna rubrica, eh. Ma è inutile rinfocolare le polemiche col presidente Usa che parla come un bambino e se ne frega di smentire oggi quello che ha sostenuto ieri. The Donald va fatto parlare, ignorato e gestito solo sulla base delle sue scelte pratiche. Non di quello che afferma.

- Però trovo stupendo che abbia avuto la faccia tosta di spiattellare in faccia a una bambina che, con la sua altezza non elevatissima, forse è meglio se giochi a calcio anziché a pallavolo. Adoro.

- Non sono un fan sfegatato degli Stati Uniti, qualsiasi cosa facciano. Anche l’atlantismo acritico, in fondo, è un’ideologia al pari dell’antiamericanismo. Però, quando sento gioire molti per la decisione Usa di abbandonare le basi militari in Europa, penso che la gente non ragioni con la testa, ma solo con la pancia. Un rapporto britannico spiega infatti che, in caso di una Difesa europea senza forze Usa, gli Stati dovrebbero investire qualcosa come mille miliardi di dollari. Subito. Oppure il rischio è di trovarsi scoperti in caso di conflitto reale. “Morte all’America”, se volete. Ma poi chi paga?

- Ho letto con molta attenzione l’intervista a Chiara Tagliaferri, moglie di Nicola Lagioia, che ha fatto ricorso alla gestazione per altri - cioè l’utero in affitto - per avere una bimba, che ora ha due anni. Premessa: ogni bambino, quale che sia il percorso che ha portato al suo concepimento, è un bene prezioso. Quindi nessuno sosterrà mai che “era meglio se non fosse mai nata”. Però il dibattito sull’utero in affitto non si può ridurre all’esperienza di una benestante famiglia italiana che paga profumatamente una gestante perché metta al mondo un figlio con l’ovulo di un’altra donatrice. Qui occorre porre dei limiti alla caccia a soddisfare ogni desiderio. Tagliaferri racconta di non aver mai voluto un bambino, perché si bastava a se stessa e perché non voleva responsabilità. Poi, a 40 anni, la svolta: vuole diventare mamma. E così arrivano la scoperta di una menopausa precoce, i tentativi con la fecondazione eterologa e infine la Gpa. Non diremo: potevi pensarci prima. Però trovo sconvolgente che Tagliaferri arrivi ad affermare pubblicamente di aver preferito l’utero in affitto anziché ricorrere all’adozione solo perché, essendo già in età avanzata, “ci avrebbero dato – forse – un ragazzo già grande, con il suo carico di ferite e dolori. Non ce la siamo sentita”. Quindi il ragazzo può restare in casa famiglia o dov’è, mentre la coppia sceglie il bimbo da far partorire a un’altra donna. Metteteci dentro tutto l’amore che volete, ma - con tutto il rispetto - io lo trovo un discorso un tantino egoista.

- Le intercettazioni su Sempio in cui parla del video intimo di Chiara e del tentativo di approccio? Calma e gesso. Questo non lo trasforma automaticamente in killer. Le fonti di prova diventano tali solo durante il processo. E qui siamo ancora alle indagini.

- Quello che voglio dire è questo: che lui abbia chiamato Chiara prima del delitto e abbia tentato un approccio, che abbia visto quel famoso video intimo o che abbia mentito nelle ricostruzioni della telefonata, non significa che sia il killer. Magari sì, eh. Magari ha mentito a tutti. In ogni caso, la colpevolezza bisogna dimostrarla prove alla mano. In dibattimento. Non facendo trapelare questo o quel dettaglio dell’indagine. Mi spiace, ma io a questo gioco non mi iscrivo.

- Vi giuro: io non capisco gli innocentisti per Stasi che, solo per scagionare Alberto, si trasformano in giustizialisti per Sempio. Aspettiamo il processo?

- Magari tra due o tre anni condanneranno Sempio e tutti mi diranno: vedi, difendevi un assassino. No, io difendo un principio: Sempio può aver mentito, può aver nascosto degli elementi, può sembrarvi il peggior pervertito del mondo. Ma ad oggi è innocente e come tale va trattato. Bisogna insomma dare il tempo ai suoi avvocati di preparare la difesa e di presentarla di fronte al giudice.

- Voglio dire: l’intercettazione sarebbe questa. “Delle tre chiamate… lei ha detto.. ‘non ci voglio parlare con te’ (imitando una voce femminile) e… era tipo io gli ho detto ‘riusciamo a vederti’ (riferendosi alla propria risposta, ndr) (poi imitando voce femminile) e lei mi ha messo giù… E ha messo giù il telefono… Ah ecco che fai la dura (ride, ndr) ma io non l’ho mai vista in questo modo, l’interesse non era reciproco, cazzo. Lei dice ‘non l’ho più trovato’ il video (con tono di voce tutto sbagliato) poi (modificando la propria voce) io ho portato il video”. E ancora: “anche lui lo sa… Perché ho visto… dal suo cellulare… Perché Chiara non… con quel video e io ce l’ho (voce bassa) dentro la penna, va bene un cazzo”. Cosa ci capite, voi?

- Secondo l’avvocato Taccia, Sempio parlando da solo stava “commentando le trasmissioni”. Insomma: non ammetteva niente. Plausibile? Non lo so. Per capirlo bisogna sapere quando è stato registrato il nastro, il tono della voce, il contesto. Diamo tempo al tempo. “Io non ho sentito le intercettazioni del soliloquio, pieno di nc, cioè "non comprensibile" - ha aggiunto l’altro legale Cataliotti - Vedremo se Sempio commentava il racconto di qualcun altro, se parlava con se stesso o interloquiva con un interlocutore”. Ripeto: diamo tempo al tempo.

- L’avvocato di Sempio dice che il contenuto dell’intercettazione non l’hanno passato loro ai giornali (sarebbe stato un suicidio mediatico, in effetti). Quindi al Tg1 può averle consegnate solo qualcuno da dentro la Procura o al massimo l'entourage di Marco Poggi o delle sorelle Cappa (molto improbabile) se mai i pm hanno riferito anche a loro il contenuto di quei nastri. Quindi mi chiedo: è normale? È normale che certi dettagli trapelino prima dell’avviso di chiusura indagini? Prima della richiesta di rinvio a giudizio? Quando ancora le indagini sono in corso, come ammesso dai pm? Mah, io resto sconcertato. Questa cosa proprio non mi va giù.

- Il Pulitzer premia il Washington Post per l’indagine che “ha squarciato il velo di segretezza” attorno alla trasformazione dello Stato federale operata dall’amministrazione Trump, mostrando “le conseguenze umane dei tagli e delle ristrutturazioni”. Cioè: l’indagine giornalistica contro i licenziamenti di The Donald. Fichissimo. Ma sapete cosa fa ridere? Che nel frattempo lo stesso Washington Post ha tagliato un terzo del proprio personale. Ma cane non morde cane, quindi non faranno un’inchiesta sui tagli del WP.

- Stupendo il Corsera. Dedica un pezzo al caso Minetti e lo incentra tutto, o quasi, su quell’avvocato morto carbonizzato. Poi a un certo punto il collega scrive: “Ma il caso Minetti non sembra c’entrare proprio nulla con questa storia: l’avvocata Neto, che rappresentava il bimbo, addirittura aveva dato parere favorevole all’adozione”. E allora perché ficcarli nell’articolo? Perché parlare di questa storia con la foto di Minetti-Cipriano in apertura di pagina?

- Ah: la nuova tesi è che l’istituto delle adozioni in Uruguay sarebbe “marcio” e quindi, naturalmente, anche l’adozione di Minetti e Cipriani sarebbe avvolta da chissà quali ombre. A parte che l’istituto gestisce migliaia di casi. A parte che, se ci sono stati un centinaio di morti per droga, suicidi o aborti clandestini - come raccontano - la colpa non è dei Minetti e semmai bisogna ringraziarli per aver tolto loro figlio da quell’incubo. Ma se anche venisse dimostrato che l’Inau è un covo di farabutti, per quale motivo questo dovrebbe incidere sulla grazia a Nicole Minetti?

Ma tu pensa se i nostri tribunali devono essere occupati a discutere una denuncia presentata da un nipote del generale Cadorna contro il sindaco di Specchia che lo aveva definito “un sanguinario”. E poi ci lamentiamo della lentezza dei processi, intendo quelli seri.

L’Italia presenta

il primo conto alla Svizzera per l’aiuto fornito durante la strage di Crans-Montana. Siamo intorno ai 300mila euro. Forse agli amici svizzeri conviene trovare un accordo…

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