- Leggo su Repubblica che, a parte la solita storia di Cina e India che bruciano carbone come se non ci fosse un domani, anche negli Stati Uniti mica scherzano. Testuale: “Discorso diverso, invece, per gli Stati Uniti, dove l’utilizzo del carbone era diminuito del 16% nel 2023 e del 5% nel 2024, per tornare a crescere del 10% nel 2025, trainato da un maggiore impiego nel settore elettrico, che rappresenta quasi il 90% del consumo di carbone statunitense. Qui Hormuz non c’entra niente. I principali fattori all’origine di questa inversione di tendenza sono stati la forte domanda di energia elettrica, dovuta alla diffusione dei data center e della mobilità elettrica, e l’aumento dei prezzi del gas, insieme al sostegno del governo statunitense volto a rallentare la dismissione delle centrali a carbone. Tutte tendenze che dovrebbero trovare conferma anche nel 2026”. Insomma: un po’ per i vostri giochini con l’AI (che utilizzate a randello pure voi attenti all’ambiente e alla differenziata), un po’ per le auto elettriche “verdi”, alla fine bruciamo carbone. Sembra green, ma non lo è.
- Leggo ancora: “Tenendo conto di questi dati, oggi produrre un megawattora elettrico con il carbone costa 35,8 euro, mentre con il gas siamo intorno agli 82 euro. Il che farebbe propendere per il carbone, come avviene in molti Paesi dell’Asia, se non fosse che in Europa subentra il costo dell’Ets. La livella: ai 35,8 euro del carbone va aggiunto un Ets che, agli attuali prezzi di mercato, è di 74,9 euro, arrivando così a un costo finale di 110,7 euro a MWh, mentre agli 82,8 euro del gas si devono sommare 30 euro di Ets, per un totale di 112,8”. Avete capito? Per non inquinare, e per seguire le regole green, mentre in Asia se ne fregano, produrre un megavattora ci costa 110 euro invece di 35. E volete prendervela con Hormuz?
- Milena Gabanelli fa questa guerra contro le auto aziendali “inquinanti”. È convinta che solo con l’auto elettrica eviteremo i morti a causa dell’inquinamento e delle PM10. Domanda per Milena: ha visto la differenza di costo tra le auto elettriche e non elettriche di uguale categoria? E ci pensa, la nostra grande inchiestista, che, a parte qualche manager (non sono tanti, in Italia), la maggior quota di auto aziendali viene concessa ai commerciali che macinano chilometri come se non ci fosse un domani e non possono in alcun modo affidarsi alle full electric?
- La cosa che mi fa impazzire è che non gli va bene niente. Abbiamo inventato le plug-in, che permettono di ridurre le emissioni e di viaggiare in elettrico senza rischiare di restare a piedi, ma ora ai talebani del verde manco quelle vanno bene. Elettrico o morte. E, visto che infatti i fautori del green hanno scelto l’elettrico, finiremo col morire. Almeno le nostre aziende.
- Pagare per fare sesso non è reato. Quindi non capisco perché i calciatori di Serie A dovrebbero essere sputtanati così, al pari delle signorine che poco c’entrano. Quando leggo il Corriere descrivere così uno dei clienti mi viene il vomito per l’ipocrisia: “Quando viene a Milano, l’attempato ex campione dell’Inter dei primi anni Duemila, che oggi allena una importante squadra dell’Est Europa, usufruisce con piacere del servizio ‘tutto compreso’ offerto dalla Ma.De. Milano”. Ma davvero pensate che girarci così intorno, dando tutte le coordinate, vi protegga dal far risalire al soggetto? Patetici.
- Vedo il Leicester retrocedere nella Serie C inglese e ripenso a quanto tempo è passato da quella volta in cui, come un cronista pazzo alle prime armi, sono salito sull’autobus della “macchinata ignorante” partita da Milano solo per andare a festeggiare fuori dallo stadio la vittoria della Premier League con Ranieri in panchina. Magia finitaIl mondo non sa come risolvere il problema energetico mondiale e l’Ue che fa? Vara due piani. Il primo è quello di suggerire di non fare troppe docce e di non scaldarci eccessivamente. Il secondo è un nuovo quadro di aiuti di Stato per i settori più esposti alla crisi, voucher energetici e riduzione delle accise sull’elettricità per le famiglie vulnerabili. Cioè: invece di abolire gli Ets, liberalizzare l’uso di combustibili di ogni tipo, anche inquinanti, per salvare la nostra economia, questi pensano ad aiuti di Stato, cioè sovvenzioni, pagate probabilmente a debito che un giorno chissà come dovremo ripagare. Mah.
- Mentre in Italia il Pd loda e imbroda Pedro Sanchez, in Spagna le cose non vanno poi così bene. Come sapete, il governo si regge in piedi solo grazie a un accrocchio di partiti che manco Prodi ai tempi d’oro, e tra questi i catalanisti di Junts oggi hanno accusato il premier di utilizzare la Catalogna per fare propaganda e di violare gli accordi di governo, disprezzando le istituzioni catalane. “Da troppo tempo occupa il potere senza una maggioranza, signor Sanchez, incolpa di tutto la destra che scende a patti quando le conviene, viola gli accordi, applica politiche di spalle a questo Parlamento ma non quelle che vengono approvate. E la ciliegina sulla torta di questo panorama sono i casi di corruzione che l’assediano”, ha incalzato Noguera rivolgendosi al premier. “Quale argomento democratico le resta, signor Sanchez, per non convocare elezioni?”. No però, tutto bene a Madrid, eh.
- Sapete, dice il Corsera, qual è il Paese che più di tutti in Europa compra il GNL, il gas liquido, dalla Russia di quel cattivone di Putin? Esatto: la Spagna di sua santità Pedro Sanchez, idolo delle sinistre unite.
- La donna che veste i tre figli e si getta con loro dal terzo piano, a Catanzaro, è una di quelle storie che non vorremmo mai leggere. E che non conviene neppure commentare. Pace all’anima.
- L’Ue probabilmente non imporrà una tassa comune sugli extraprofitti delle società energetiche. Ed è un bene: per una volta dobbiamo ringraziare il potere di veto dei vari Paesi. Non ho partecipazioni azionarie in società energetiche, quindi non me ne viene niente. E anzi, preferirei pagare meno le bollette. Però il principio di tagliare un extraprofitto è folle e illiberale. Il profitto lo decide il mercato, non il governo.
- Non ho dubbi che, come racconta oggi Rampini, ci sia una parte del popolo iraniano delusa dal fatto che gli Stati Uniti non stiano facendo poi molto per ribaltare il regime. Ma la verità è che i regimi cadono sempre dall’interno, quasi mai per una guerra esterna. Serve un colpo di Stato, insomma. Una mobilitazione. Anche la lotta armata.
Se i rivoltosi iraniani non sono riusciti a sfruttare l’occasione, le opzioni sono due: o i pasdaran sono militarmente troppo forti, e non c’è nulla da fare; oppure le opposizioni sono troppo deboli, e il risultato è lo stesso. Se gli Ayatollah hanno retto a una guerra del genere, dubito che per i prossimi vent’anni possano cadere. Magari mi sbaglio, ma…