- Vi tocca una versione leggermente ridotta, che qui l’erede dorme una notte no e l’altra neppure.
- Peter Magyar ha annunciato di voler chiudere i rubinetti dei media pubblici ungheresi, accusati di essere cassa di risonanza di Viktor Orbán. "Dopo la formazione del governo Tisza sospenderemo i servizi di notizie dei media pubblici, finché non verrà ripristinato il loro carattere di servizio pubblico”, ha spiegato. Ora: sicuramente la televisione pubblica ungherese non sarà stata la CNN per obiettività delle notizie, ma provate a immaginare se in Italia un premier eletto dicesse di voler tagliare i finanziamenti alla Rai perché nell’ultimo quinquennio è stata troppo schiacciata su uno o sull’altro partito di governo. La fortuna di Magyar è che potrà fare un po’ quello che vuole, almeno fino al prossimo Consiglio Ue in cui dovrà far capire ai suoi entusiasti sostenitori di oggi che la linea di Budapest sarà di maggior dialogo ma non schiacciata sul volere di Bruxelles. Vedremo quanto durerà ‘sta luna di miele con i media progressisti europei.
- Due tizi, uno campano e l’altro pugliese, hanno truffato un'anziana signora di Trento (e no: non è l’inizio di una barzelletta). In che modo? Convincendola ad investire 200mila euro in una fantomatica società che avrebbe dovuto realizzare una innovativa app. Il nome? “Lino il maialino salva soldino”. Ovviamente era tutto falso e si trattava di una truffa. Però, dico però, quasi quasi il nome dell’App andrebbe rubato e utilizzato davvero per realizzare qualcosina. È un nome geniale. Geniale.
- C’è questo calciatore italiano, tal Ruggeri, che gioca con l’Atletico Madrid e viene acclamato come l’eroe in grado di fermare i fenomeni del Barcellona. Gioca in Nazionale? No. Nessun Ct se l’è mai filato. Ora, non c’è dubbio che la sua convocazione non avrebbe cambiato l’esito delle qualificazioni. Ma fa sorridere che l’unico calciatore capace di arrivare in semifinale di Champions sia anche l’unico a non aver visto il campo con gli Azzurri. Qualcosina che non va forse c’è, nel sistema.
- Donald Trump esagera quando attacca in quel modo Papa Leone XIV. Ma è anche vero che negli Stati Uniti sono a maggioranza protestanti e dell’autorità morale del Santo Padre se ne fregano altamente. Certo: farà dispiacere ai 50 milioni di cattolici, che in larga parte lo hanno votato, ma non è questo il punto. Quello che più sorprende è la levata di scudi della stampa progressista a difesa del romano pontefice. Sbaglio, oppure no, o sono gli stessi che - regnante Benedetto XVI - non mancavano di attaccarlo ad ogni sua uscita e a criticarne aspramente le tesi teologiche, sociali e anche politiche? Sbaglio o non fecero bah quando l’illustre Giorgio Parisi, poi incensato per il suo premio Nobel, firmò una lettera per impedire al capo della Chiesa Cattolica di parlare alla Sapienza? Sbaglio o ai tempi dei Pacs, del caso Englaro e di Ruini, gli stessi quotidiani invocavano a gran voce la laicità dello Stato e chiedevano a vescovi e papi di tacere di fronte alle leggi su unioni omosessuali e aborto? Ricordo che una volta Benedetto XVI chiese ai politici cattolici di non votare “leggi contro natura” e non è che mancarono attacchi frontali al Vaticano. Ripeto: Trump sbaglia, ma non è il primo - e non sarà l’ultimo - a prendere di petto il vicario di Cristo in terra.
- Ho fatto una cosa che non facevo da tempo. Ho aperto l’archivio del Corriere della Sera e mi sono andato a leggere le edizioni del settembre del 2006, subito dopo il famoso discorso di Ratisbona di Ratzinger sull’islam. Voi ricordate cosa successe? Io avevo 14 anni quindi mi son dovuto più che rinfrescare la memoria: in quei giorni i leader politici di mezzo mondo arabo, dalla Turchia all’Iran, dal Pakistan all’Iraq passando per i territori palestinesi, insultarono in ogni modo il Papa. Molto peggio di quanto fatto in questi giorni da Trump: Ali Khamenei, per dire, lo bollò come un poveraccio al soldo del Grande Satana americano. Mica pizza e fichi. E non è che i capi di Stato europei presero chissà come le sue difese. Anzi. In Italia ci fu grossa polemica per il silenzio che tenne il nostro presidente del Consiglio, Romano Prodi, alla faccia di chi chiedeva oggi a Giorgia Meloni di essere più dura con Donald (come poi ha fatto, pagandone le conseguenze). Addirittura sia il Parlamento italiano che quello europeo bocciarono due mozioni presentate dall’allora centrodestra a difesa del Pontefice. Questo per dire che quando oggi i media progressisti e i politici dei partiti fieramente “laici” difendono Prevost dagli attacchi di Trump, non lo fanno per difendere il diritto della Chiesa di esprimersi sulle guerre e sulle questioni morali.
Lo fanno solo ed esclusivamente perché Trump gli sta talmente sulle balle che sono disposti a ingoiare il rospo Vaticano. Come abbiamo visto, infatti, quando il successore di Pietro si chiamava Benedetto XVI, si guardarono bene dal difenderlo a spada tratta dagli attacchi - decisamente più scomposti - dei governanti islamici.