La rabbia dei lavoratori in sciopero Bandiere rosse sull’antica Acropoli

Le bandiere rosse sventolano tra i marmi del Partenone: l’antica Acropoli di Atene è stata ieri il teatro delle proteste dei lavoratori greci contro il drastico programma di tagli annunciato dal governo dopo l’approvazione del piano di salvataggio da parte dell’Unione europea e del Fondo monetario internazionale. Il più importante sindacato pubblico, Adedy, ha dato inizio a uno sciopero di 48 ore che ha praticamente paralizzato ministeri, uffici tributari, scuole, ospedali e servizi pubblici. La tensione ha raggiunto il culmine di fronte al ministero dell’Istruzione, quando il corteo, composto da circa duemila manifestanti, ha tentato di sfondare le barricate della polizia e occupare l’edificio.
Intanto, i militanti del sindacato comunista Pame avevano occupato per alcune ore l’Acropoli inalberandovi enormi striscioni, in greco e in inglese, nel quali si leggeva: «Popoli d’Europa, sollevatevi!»
E oggi si fermeranno anche i lavoratori del settore privato paralizzando aerei, treni, trasporti urbani, scuole, ospedali, banche e uffici pubblici nel terzo sciopero generale di quest’anno.
La manovra decisa dal governo Papandreou, comunque, prosegue il suo iter: ieri il ministero delle Finanze ha depositato, dopo il primo, anche il secondo progetto di legge, affinché possa essere messo al voto domani come previsto. «Le misure a effetto immediato sono il ritocco di due punti dell’Iva, l’aumento di benzina, sigarette e alcol, i tagli supplementari agli stipendi dei dipendenti pubblici e alle pensioni», ha precisato il ministero in un comunicato.
Salvo sorprese, i due progetti saranno adottati dalla maggioranza di 160 deputati su 300 di cui il governo socialista dispone in Parlamento: l’opposizione di destra non ha ancora fatto sapere che linea adotterà.
Intanto, il governo ha confermato che sarà costituita una Commissione d’inchiesta parlamentare sulla crisi finanziaria con l’obiettivo di individuare e, quindi, tradurre davanti alla giustizia «chi è responsabile di avere condotto il Paese in questa situazione», come ha chiesto con forza il presidente della Repubblica Karolos Papoulias.
Secondo i sondaggi, l’85% dei greci ritiene che l’ex premier Costas Karamanlis sia il grande responsabile della crisi per aver manipolato i dati del deficit, averli nascosti al Paese ed aver quindi abbandonato la scena per non subirne le conseguenze.

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